POLITICA E POTERE
Trattative con l'Italia, Bertoli vs Gobbi: "Si spara nella schiena dei nostri negoziatori. Dal Governo segnali cacofonici". Quadri: "Ci guadagna solo il Belpaese. Teniamoci i ristorni"
Il ministro socialista: "Non vorrei che l'idea di abbandonare il negoziato sia stata proposta per non dover fare marcia indietro sui certificati penali"

BELLINZONA - "Si spara alla schiena dei nostri negoziatori che stanno trattando con l'Italia". Il Caffè intervista il consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli sulle dichiarazioni rilasciare dal presidente leghista del Governo Norman Gobbi alla Neue Zürcher Zeitung. Gobbi ha detto in sostanza che le trattative sul fisco con Roma sono ormai superflue. Sul tema interviene sul Mattino anche il consigliere nazionale e direttore del domenicale leghista Lorenzo Quadri.
Ma iniziamo da Bertoli, del quale riportiamo le frasi politicamente centrali.

"Mi preoccupano i segnali cacofonici che il governo sta mandando all'esterno, verso l'opinione pubblica e verso la Confederazione. Non va dimenticato che quando nel 2012 abbiamo deciso di sbloccare i ristorni delle imposte dei frontalieri per far ripartire la trattativa con l'Italia, avevamo prioritariamente due obbiettivi: il primo era eliminare l'agevolazione fiscale di cui beneficiavano i lavoratori d'oltreconfine, grazie alle differenti aliquote tra Italia e il nostro cantone, e questo obiettivo è stato raggiunto; il secondo era di trattenere in Ticino una quota maggiore dei proventi di questa imposizione, e anche questo obiettivo è stato centrato. Ora improvvisamente il presidente del governo afferma che bisogna abbandonare la trattativa con l'Italia, mettendo in relazione diretta questioni che attengono non ai negoziati con Roma, bensì ai rapporti tra la Svizzera e l'Unione europea".

“Si mescolano assieme problemi diversi o che sono solo in parte connessi tra di loro, per cui i cittadini non capiscono di cosa si sta parlando. Se ci si accorge solo ora che l'Italia col nuovo accordo su frontalieri incasserà di più, o non si conosceva a fondo questo tema, oppure si è in malafede. Va ricordato, che siamo stati noi ad insistere per  rivedere il trattato sui frontalieri per cercare di contenere il dumping salariale".

Bertoli parla poi della contestata decisione di Gobbi di pretendere da frontalieri e residenti i certificati penali. E dice: "Roma, a torto o a ragione, ha protestato contro l'obbligo per i frontalieri di presentare l'estratto del casellario giudiziale e dei carichi pendenti, mettendo, però, in rapporto diretto un problema che non ha niente a che vedere con la revisione del vecchio accordo sul frontalierato. Personalmente non ho nulla contro l'estratto del casellario, sono invece perplesso su quello dei carichi pendenti, perché non rispetta il principio della presunzione d'innocenza. Fatto sta che l'iniziativa di Gobbi, la cui fondatezza giuridica è molto discussa, si è concretizzata mentre era in corso un negoziato già di per sé delicato e che per questo ha subito un rallentamento. Non vorrei che l'idea di abbandonare il negoziato sia stata proposta proprio per non dover fare marcia indietro sull'obbligo di presentare l'estratto del casellario giudiziale".

Il controcanto arriva dal Mattino, dove Quadri scrive:

“Le trattative con il Belpaese sono inutili per un motivo molto semplice, che su queste colonne ripetiamo ormai da mesi. Ovvero che l’Italia, grazie alle calate di braghe di Berna, ha già ottenuto tutto quello che vuole: dunque non ha interesse a fare concessioni. Ed infatti il segreto bancario è stato smantellato, però la Svizzera rimane sulle black list italiane illegali. E di accesso delle banche svizzere al mercato italiano non si parla nemmeno”. 

“In realtà – prosegue il deputato leghista - in tutta questa faccenda l’Italia un importante interesse ce l’ha: quello alla tassazione ordinaria dei frontalieri. Questo le porterebbe nelle disastrate casse pubbliche centinaia di milioni di euro ogni anno. Un au¬mento del carico fiscale dei frontalieri è importante anche per il Ticino, in funzione antidumping. Ma è troppo poco. E questo poco non è nemmeno sicuro. Infatti, per motivi di politica partitica, l’Italia non ha al¬cuna intenzione di aumentare le imposte ai frontalieri. Perché chi lo fa perde le elezioni in Lombardia”. 

“In più, l’accordo in perenne gestazione con Roma ci porta a malapena le briciole. Infatti dalla nuova distribuzione delle entrate il Ticino otterrebbe pochi milioni in più all’anno. Specie se salterà, come probabile, l’aumento del moltiplicatore per i frontalieri (e ci andranno di mezzo i comuni). È quindi evidente che queste trattative sono un flop. Di conseguenza, come ha detto Gobbi, tanto vale interrompere le trattative. Ma non solo. Il giorno stesso dell’interruzione delle trattative dobbiamo denunciare unilateralmente la Convenzione del 1974. Così ogni anno nelle casse di questo sempre meno ridente Cantone entreranno una sessantina di milioni in più!”

Red

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