POLITICA E POTERE
Si accende la gara per gli Stati, Ghiggia va à la guerre contro Abate: “Imbarazzante per un decano della Deputazione navigare nelle retrovie”
Il senatore PLR è ai piedi bassi del ranking, per influenza, stilato dalla Sonntagszeitung. Ghiggia: “In passato i senatori radicali ticinesi quando intervenivano lasciavano il segno. In passato, appunto. È ora di cambiare, anche agli Stati”

LUGANO – Fra i senatori ticinesi, uno risulta ininfluente. Non è ora di un cambio di guardia? Così Battista Ghiggia. “Bersaglio”: il Consigliere agli Stati Fabio Abate.

A una settimana dalle Federali, il candidato leghista alla Camera alta, dalle colonne del Mattino, invita al voto “di peso”, ricordando i risultati del ranking pubblicato recentemente dalla Sonntagszeitung che ha stilato una classica, per grado di influenza, dei deputati dell’Assemblea federale. Nei 186 posti della graduatoria, ricordiamo, solo tre dei ticinesi a Berna si sono piazzati ai piani alti (Filippo Lombardi, secondo; Marina Carobbio, 25esima; Ingazio Cassis, 32esimo), mentre gli altri, nell’ordine: Fabio Abate, 139esimo; Marco Romano, 148esimo; Fabio Regazzi, 163esimo; Lorenzo Quadri, 170esimo; Roberta Pantani, 181esima e Pierre Rusconi, 182esimo.

Quanto dimostrato dal ranking, scrive quindi Ghiggia, è che “dei deputati alle Camere federali, quelli che esercitano un influsso maggiore sulla politica federale sono i Consiglieri agli Stati: la grande maggioranza dei 46 Senatori figura ai primi posti di coloro che contano davvero a Berna”. Spicca allora il 139esimo posto di Abate.

Fra i senatori che siedono a Berna da almeno una legislatura, infatti, prosegue Ghiggia, “solo due o tre risultano ininfluenti nell’Assemblea federale e fra questi figura il liberale-radicale Fabio Abate, sebbene egli sieda nel Parlamento federale dal lontano 2000”.

“Non sono un fanatico dei ranking e neppure voglio infierire o dubitare della buona volontà con cui ogni eletto cerca di onorare il mandato ricevuto dal Popolo, segnatamente dal suo Cantone (per chi siede nella Camera alta) – commenta quindi Ghiggia –, ma la domanda se non sia ora di cambiare qualcosa nella rappresentanza ticinese al Consiglio degli Stati credo che vada posta nell’interesse del nostro Cantone e della politica federale tout court”.

“Se è perfettamente comprensibile che chi è appena stato eletto conti meno, per ora, a Berna (e più della metà della Deputazione ticinese alle Camere ha vissuto un cambio della guardia solo quattro anni fa) – annota ancora Ghiggia – credo invece che risulti imbarazzante per un decano della Deputazione, presente a Berna da ben 15 anni, dover ammettere di navigare nelle retrovie del Parlamento per importanza della propria presenza”.

Ghiggia si scusa quindi per aver messo il dito nella piaga, ma, ribadisce, “queste considerazioni mi sembrano tuttavia legittime alla vigilia di un voto molto importante per la difesa del Ticino e per la difesa dei valori che hanno permesso alla Svizzera di diventare un modello di successo”. Ed invita quindi a riconfermare i rappresentanti di Lega e UDC, “affinché - con la tenacia combattiva che li anima - possano promuovere gli interessi del nostro Cantone e vigilare che il Parlamento traduca in fatti concreti la volontà di limitare l’immigrazione espressa il 9 febbraio 2014 e non faccia melina o semplicemente ignori bellamente il responso del popolo sovrano”.

Ma il Nazionale, non basta. “Bisogna puntare con determinazione al Consiglio degli Stati. Lasciare le cose come stanno vorrebbe dire rassegnarsi a che la Camera dei Cantoni – dove oggi l’UDC è minoritaria e la Lega assente - smantelli ciò che faticosamente si è conquistato nella Camera del Popolo. È questo che vogliamo? È gran tempo di cambiare anche in Consiglio degli Stati: per finirla col pateracchio fra la sinistra e il centro che ha caratterizzato questa legislatura alla Camera dei Cantoni e coll’inciucio cantonticinese fra radicali e socialisti”.

E Ghiggia si rivolge quindi proprio alla sinistra. “Non tocca a me suggerire ai “Compagni” cosa devono fare, ma anche dal loro punto di vista una cosa dovrebbe apparire evidente: in passato, la statura dei senatori radicali ticinesi, il loro prestigio nazionale e la loro influenza in Parlamento, rendeva comprensibile un’alleanza radicalsocialista. Quando intervenivano lasciavano il segno. In passato, appunto”.

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