POLITICA E POTERE
I temi forti, l'onda lunga del 9 febbraio, la comunicazione, l'elettorato 'di opinione'... Oscar Mazzoleni: "Ecco perchè la Lega vince e gli altri perdono... o restano al palo"
Il politologo analizza il voto: "Nell’era della rivoluzione mediatica, avere almeno in parte il controllo di un proprio organo di informazione è fondamentale"

BELLINZONA – La Lega, e in generale la destra, hanno vinto in Ticino sull’onda lunga del 9 febbraio 2014. Inoltre, le aspettative di voto sono state in qualche modo plasmate da un unico sondaggio, che dava in difficoltà la Lega, e che ha avuto probabilmente l’effetto di mobilitarne l’elettorato, condizionando in parte il voto. Il sondaggio del Giornale del Popolo, che profilava un’avanzata socialista ai danni della Lega, è stato, infatti, uno degli elementi di dibattito delle ultime settimane di campagna.
Sono alcune riflessioni del politologo Oscar Mazzoleni, docente all’Università di Losanna, al quale liberatv ha chiesto di fare un’analisi a caldo del voto di ieri.
 
Ma sull’esito di queste elezioni federali, aggiunge Mazzoleni, hanno sicuramente pesato anche avvenimenti internazionali – in particolare l’ondata migratoria e l’emergenza scoppiata in tutta Europa –, che sono tra l’altro in linea con il voto del 9 febbraio sull’immigrazione di massa.
 
Nel PLR, spiega Mazzoleni, qualcosa invece non ha funzionato. Il partito di Rocco Cattaneo ha fallito la riconquista del terzo seggio. “Probabilmente le questioni interne al partito emerse nel Mendrisiotto hanno influito sul risultato complessivo. La Lega questi problemi non li ha avuti. Non dico che in via Monte Boglia non ci siano dissidi, ma restano interni al movimento e vengono di rado tematizzati pubblicamente”.
 
Anche il Partito socialista è diviso e i litigi interni non hanno contribuito al rilancio della sinistra.

“La polarizzazione tra candidati - spiega Mazzoleni - può avere effetti negativi o positivi a seconda dei casi. Allo stesso modo, le divisioni e le polemiche interne possono alimentare il successo o la sconfitta”.
 
Rocco Cattaneo ha detto che Lega e UDC hanno saputo portare in campagna elettorale i temi giusti, più sentiti dall’elettorato. Mazzoleni condivide ma fa alcune precisazioni.
 
“Mi pare sia stata una campagna elettorale parecchio personalizzata, dove non sono usciti tanto i temi quanto, soprattutto, i candidati, che si sono promossi per la loro competenza, le loro idee, per la loro personalità, il loro impegno eccetera. Non è stata una campagna giocata su temi forti, su serrati confronti di posizioni. Cosa che invece ha fatto la Lega, come movimento, attraverso il Mattino, rilanciando continuamente quei due o tre temi forti che la caratterizzano e ne definiscono l’identità politica”.
 
I “partiti storici”, spiega Mazzoleni, hanno una storia e una struttura organizzativa più complesse, e temi più diversificati nel loro “portafogli politico”: mentre la Lega nasce come movimento regionalista, gli altri partiti sono legati a ideologie che affondano le radici nell’Ottocento, e sono dunque più in difficoltà quando devono profilarsi in modo chiaro e netto su temi come quello migratorio.
 
Ora, secondo il politologo, chi ha perso queste elezioni deve fare i conti con le proprie strategie e i propri programmi: “È il primo passo da fare, ma non è scontato che lo si faccia: bisogna accettare il fatto di essere in crisi e di attribuirvi una parte significativa di responsabilità interna. Ma bisogna anche capire fino a che punto il ripensamento riuscirà a incidere sui vari aspetti della linea politica”.
 
La Lega, in più, ha l’arma del Mattino, unico giornale di partito in grado di influenzare l’opinione pubblica.
 
“Certo, senza il Mattino la Lega non avrebbe vinto tante battaglie – ammette Mazzoleni -. Il Mattino è costitutivo della Lega, fa parte del suo patrimonio genetico. Vent’anni fa, mentre le altre forze politiche abbandonavano i quotidiani di partito, la Lega nasceva dall’esperienza del Mattino. Intanto gli altri, dopo vent’anni, stanno ancora riflettendo se devono o no dotarsi di strumenti di comunicazione più incisivi. Inoltre, il Mattino non è solo un periodico politico, ma si occupa anche di cronaca e di sport, favorendo l’avvicinamento di un pubblico variegato e quindi di un elettorato d’opinione. Nell’era della rivoluzione mediatica, avere almeno in parte il controllo di un proprio organo di informazione è fondamentale. I ‘social’ possono essere un surrogato dell’informazione di partito, ma hanno logiche molto personalizzate: funzionano per i candidati, non per il collettivo. Danno visibilità ai singoli, insomma, ma di sicuro non sono adeguati ad un sistema in cui la scheda di partito è fondamentale”.

Comunque, i partiti storici dispongono di un vantaggio competitivo almeno potenziale, aggiunge il politologo. “Essi possono contare su una presenza ancora piuttosto capillare sul territorio, a fronte di una Lega che da questo profilo è poco organizzata. È un vantaggio che può compensare in parte la debolezza dei canali comunicativi dei partiti storici. Ma è un vantaggio solo potenziale: disporre di una presenza sul territorio non significa necessariamente valorizzarla in modo sufficiente”.
 
La Lega ha anche strutture organizzative molto più agili, ed è un altro vantaggio… 

Se si fonda un movimento nuovo, come fece Giuliano Bignasca nel 1991, spiega Mazzoleni, ci si può permettere di rinunciare a una struttura organizzativa complessa. “Per contro, la semplificazione eccessiva degli organismi di un partito tradizionale potrebbe venire vissuta negativamente da una parte della base, che si potrebbe sentire defraudata del suo potere partecipativo, e quindi indebolire il partito stesso. La domanda invece che occorre porsi è quella della squadra che sostiene il presidente nel suo lavoro quotidiano. Anche qui, dopo la morte del Nano la Lega ha fatto scuola e l’organizzazione basata sui ‘colonnelli’ ha dimostrato di funzionare. Un presidente è più forte se non è solo e può contare su un gruppo coeso di persone a lui vicine che gli consentono di affrontare le molte insidie legate a questo compito”.

Marco Bazzi
 
 

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