POLITICA E POTERE
Le mafie si rafforzano in Svizzera. E il Ticino cosa fa? Pagnamenta e Micocci interrogano il Governo
A riportare l’attenzione sulla presenza della ‘Ndrangheta nel Paese l’inchiesta Helvetia dell’estate 2014 e le parole del procuratore reggino Nicola Gratteri. I due deputati PLR chiedono se il fenomeno è presente nel Cantone

BELLINZONA – “Le mafie si rafforzano in Svizzera. Il Ticino cosa fa?” A chiederlo al Governo, facendo seguito a una precedente interrogazione del gruppo del 2011, sono i deputati PLR Paolo Pagnamenta e Natalia Ferrara Micocci.

Spunto di allora era il rapporto annuale 2010 dell’Ufficio federale di polizia, fedpol. Quello di oggi, il rapporto 2014, in cui si legge, citano i die interroganti, che “le indagini condotte dalla polizia italiana negli ultimi anni non solo hanno dimostrato quanto fortemente radicata sia la mafia calabrese in Italia settentrionale ma hanno anche rivelato nuovi legami con la Svizzera”. Si ricorda quindi l’operazione delle autorità italiane “Helvetia”, dell’estate 2014, e il filmato che mostrava una riunione di una cellula della ’Ndrangheta tenutasi nella Svizzera orientale. L’incontro era stato filmato nel corso di indagini dell’MPC e della PGF. “Le immagini dimostrano per la prima volta in assoluto l’esistenza di una struttura formale, nel caso specifico di un locale, della ’Ndrangheta in Svizzera”. Varie persone furono poi arrestate o inquisite fra Calabria e Svizzera.

Inoltre, ricordano ancora Pagnamenta e Micocci, “il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria, e grande esperto di mafie Nicola Gratteri, recentemente in visita a Lugano, ha dichiarato che sarebbero attive in Svizzera un'altra ventina di cellule della “‘ndrangheta” calabrese”.

Il fenomeno, aggiungono, è purtroppo in continua ascesa. “La presenza di organizzazioni mafiose sul nostro territorio minaccia la sicurezza della vita quotidiana attraverso attività illecite ed occulte con lo spaccio di droga, furti, rapine, sequestri ed estorsioni, di grave pregiudizio per il libero mercato e mettendo a repentaglio l’indipendenza delle istituzioni dello Stato di diritto. Il Canton Ticino, a causa della vicinanza con la Repubblica Italiana e ad un codice penale purtroppo non più al passo con i tempi, è diventato una sorta di isola felice per questo genere di attività che vanno tempestivamente ed efficacemente combattute e stroncate”.

Le domande al Consiglio di Stato

1. La presenza di organizzazioni mafiose in Ticino rappresenta, stando a quanto a conoscenza del nostro Governo, una realtà concreta e preoccupante oppure si limita a situazioni isolate che non incidono nei nostri meccanismi istituzionali ?

2. In tal senso è stata fatta una mappatura del fenomeno mafioso nel nostro Cantone ?

3. Esistono, a quanto risulta all’autorità di Polizia, su territorio ticinese i cosiddetti “locali” di “‘ndrangheta”?

4. La nostra Polizia cantonale dispone dei necessari strumenti legislativi e della indispensabile capacità di azione per contrastare questi fenomeni?

5. In questo contesto si ritiene di dover anche attuare una prevenzione indiretta ad esempio nell’ambito della concessione di permessi, dell’apertura di nuove attività, il monitoraggio di fallimenti o di transazioni nel settore immobiliare?

6. Esistono casi concreti e conosciuti di estorsioni consumate sul nostro territorio e se sì, quanti ne verrebbero denunciati da aziende, ristoratori, commercianti e vittime singole in generale?

7. È dato a sapere quando sarà nominato il nuovo procuratore federale in modo da rendere operativo ed efficiente il Ministero Pubblico della Confederazione con sede a Lugano?

8. Il Consiglio di Stato ritiene efficace la collaborazione tra il Ministero Pubblico cantonale e quello federale?

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