Norman Gobbi ce la farà a sbaragliare la concorrenza?

di Marco Bazzi
BERNA - Der Nacht der langen Messer, la notte dei lunghi coltelli, si anima e si accende lentamente, con il ritmo di una luna pigra che spunta da dietro la montagna ma poi, all’improvviso, illumina il cielo come un bengala.
Martedì sera, 8 dicembre, il cuore di questa Berna un po’ gotica, avvolta nella bruma che sale dall'Aar, con le sue guglie aguzze, le sue case antiche di legno e pietra, le sue luminarie natalizie, le sue sagome medievali, i suoi tram, è l’hotel Bellevue, un “leading hotels of the world” che sta a due passi da Palazzo federale.
La notte dei lunghi coltelli è iniziata. È quella che precede l’elezione del Consiglio federale, ma non ha evidentemente nulla a che vedere con la notte del giugno 1934, quando Hitler ordinò alle SS di epurare i traditori, veri o presunti, delle SA, le sue Squadre d’assalto.
Storicamente, la notte dei lunghi coltelli è quella che inondò di sangue la cittadina di Bad Wiessee. Politicamente, per noi, è quella della vigilia dell’elezione del Governo elvetico.
Si dice che la notte dei lunghi coltelli (in special modo quel che accade nelle sale e tra i tavoli del Bellevue) possa cambiare le sorti di un candidato al Governo. Sarà vero? Chissà.
Di certo più che coltelli, al Bellevue martedì sera scorrevano fiumi di birra e di vino. E forse i giochi che si potevan fare eran già stati fatti qualche ora prima.
Questa notte dei lunghi coltelli dell’8 dicembre 2015 era più importante delle altre, per noi ticinesi, perché in gioco c’è la possibilità che oggi un ticinese torni in Consiglio federale.
A sostenere il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi (ascolta la video intervista allegata) è arrivata una folta delegazione leghista, guidata dal coordinatore, Attilio Bignasca, e da sua figlia, Antonella.
I supporter hanno cenato nell’immenso cantinone del ristorante Kornhaus, un antico deposito di grano. Gobbi li ha raggiunti, e ha mangiato con loro, accanto alla moglie Elena e ai bimbi, dopo un’overdose di interviste multimediali al Bellevue.
Poi ha proseguito il suo tour e si è spostato al ristorante Dellacasa, altro locale storico del centro, dove lo attendevano il collega Paolo Beltraminelli - che in queste settimane lo sostituisce alla presidenza del Governo -, il presidente del Gran Consiglio, Luca Pagani, e il cancelliere dello Stato, Giampiero Gianella. Il secondo ministro leghista, Claudio Zali, che doveva far parte della delegazione ufficiale, è dato in arrivo a Berna per stamattina.
La delegazione ticinese è venuta nella Capitale a tifare per Gobbi, e Beltraminelli non ha problemi a dirlo apertamente. Su Facebook, accanto a una foto scattata al Dellacasa, ha scritto: “In barba alle cassandre, la delegazione ufficiale a Berna è fiduciosa. BeltraforzaNorman”.
Poi, tutti di nuovo al Bellevue, straripante di giornalisti, fans, consiglieri nazionali, presidenti di partito, e tanti, tanti lobbysti. Mentre la tivù trasmetteva live dibattiti e interviste dall’hotel.
Sembrava un quadro di James Ensor. Un formicolio brulicante di umanità che si muoveva sotto l’altissimo soffitto di vetro dipinto, nel salone in cui certamente un tempo si ballava il walzer, tra alberi di Natale grandi e piccoli, orsetti rossi di peluche, ghirlande luccicanti e coccarde di raso.
La domanda era e rimane sempre la stessa che tiene banco da settimane: Norman Gobbi ce la farà a sbaragliare la concorrenza? A battere gli altri due candidati ufficiali dell’UDC, Thomas Aeschi e Guy Parmelin? Impossibile dirlo prima di questa mattina, tra le undici e mezzogiorno, quando i giochi saranno più chiari.
È come pretendere di indovinare il risultato di una finale di Champions, o di una partita a scacchi. Sulla carta ci sono i favoriti, ma quanto conta la carta? Si può scommettere, ma non si sarà mai certi di vincere.
In tarda serata, quando la lama di qualche coltello ha preso a luccicare tra la folla del Bellevue, passando di mano in mano, ha però iniziato a farsi largo la seguente tesi: che la presa di posizione chiara e netta del Partito socialista - "Gobbi è assolutamente invotabile" -, comunicata martedì 8, dopo l’audizione del candidato leghista, potrebbe essergli fatale. Il PS ha mandato infatti un chiaro segnale a tutta l’area progressista: fate quel che volete, ma non votate Gobbi. Questo “tiro mancino” avrà, secondo alcuni osservatori, l’effetto di disinnescare una delle armi di Gobbi, quella di proporsi come l’anti-Aeschi, il candidato della destra economica pura e dura.
La seconda parte della tesi è che, a trarre vantaggio da questa situazione, potrebbe essere il moderato romando Parmelin, che è stato beccato mentre lasciava il Bellevue attorno alle 22 in compagnia, tra gli altri, della socialista Silva Semadeni.
“Eleggeremo un fantasma”, diceva qualche osservatore politico, riferendosi all’assenza di Parmelin dal Bellevue (a dire il vero si è notata, e non poco, anche l’assenza del capogruppo ticinese del PLR, Ignazio Cassis). "Eleggeremo il candidato più debole, perché alla fine è quel che vogliono i partiti e la maggioranza dell’Assemblea federale: ministri deboli", diceva qualcun altro.
Col passar delle ore, insieme ai coltelli, nel salone del Bellevue, hanno iniziato a circolare anche alcune prime pagine del Mattino della domenica, plastificate per la bisogna, divenute celebri per il loro tristissimo tentativo di umorismo.
La consigliera nazionale socialista Marina Carobbio, verso mezzanotte, ribadendo che nessun socialista voterà Gobbi a causa del suo essere leghista, parlava invece di possibili sorprese in sede di votazione. Aleggia infatti l’ipotesi che il consigliere democentrista sciaffusano Thomas Hurter, pilota dell’aviazione civile, possa entrare in linea di contro come “candidatura selvaggia” o di disturbo.
Hurter, che si è profilato come UDC moderato e come avversario di Maurer nella campagna sull’acquisto dei Gripen era stato selezionato come possibile candidato al Governo dalla commissione cerca del partito. E ha trascorso al Bellevue tutta la notte dei lunghi coltelli. Ma è chiaro che una candidatura selvaggia potrebbe riaprire ferite non ancora completamente rimarginate (ci riferiamo al “golpe” anti-Blocher messo in atto 8 anni fa, che portò in Governo Eveline Widmer-Schlumpf). Per Hurter un'eventuale candidatura fuori dal "tricket" ufficiale significherebbe inoltre sfidare i vertici dell'UDC, rischiando l'espulsione.
In ogni caso, questa mattina all’alba i gruppi politici si riuniranno ancora velocemente per fare l’ultimo punto prima del voto. Attorno alle 13 dovrebbe esserci la “sentenza”.