POLITICA E POTERE
Ma quale golpe! Mauro Dell'Ambrogio si scatena sulla fine della moratoria degli studi medici: "Ecco perché aumentano i costi della salute"
Il Segretario di Stato: "Non è vero che quanti più medici ci sono tanto più aumenta la spesa per la salute. E’ vero invece che essa tanto più aumenta quanti più medici indipendentemente uno dall’altro decidono e fatturano a carico della collettività"

BELLINZONA/BERNA - È stata una della polemiche che ha più infiammato il dibattito politico nell'ultimo frammento del 2015. Ha infatti fatto volare parole grosse la decisione del Consiglio Nazionale di cancellare la moratoria sui nuovi studi medici. Una decisione a sorpresa quella del Parlamento, presa con un solo voto di scarto, e che in Ticino ha scatenato un pandemonio anche tra i partiti, con i Consiglieri Nazionali che l'hanno sostenuta (Merlini, Cassis, Pantani, Quadri e Chiesa) messi sulla graticola. 

"Un golpe", così Paolo Beltraminelli ha definito la fine della moratoria prospettando un sicuro aumento dei costi.  Il PPD, nel frattempo, ha presentato un'iniziativa Parlamentare affinché lo strumento venga reintrodotto. A preoccupare molti politici è anche la possibile invasione di medici stranieri, in particolare dall'Italia.

Ma da Berna arriva la voce di un ticinese che non condivide affatto l'allarmisimo. È quella del segretario di Stato Mauro Dell'Ambrogio che, dalle colonne di Opinione Liberale, affronta da par suo la questione.  "Il recente voto risicato al Consiglio Nazionale sullo stop all’apertura di nuovi studi medici - esordisce Dell'Ambrogio - ha messo in luce una contrapposizione di fondo nella politica sanitaria. I costi della salute crescono nei paesi sviluppati per più fattori: invecchiamento della popolazione, sviluppi tecnici della medicina, propensione a consumare visto che la spesa è ripartita su tutti. Ma in Svizzera la crescita è più rapida che altrove e sta diventando incontenibile per tre ulteriori motivi. Il primo è l’importanza dell’industria farmaceutica, che coi prezzi alti sostiene gli investimenti miliardari nella ricerca, dai quali però deriva una fetta considerevole del nostro benessere grazie ad esportazioni e brevetti. Il secondo motivo è il regionalismo ospedaliero, che comporta non solo capacità eccedenti (i “letti” che devono poi essere riempiti per coprire i costi), ma anche limiti alla qualità. Del terzo motivo si era occupato il Nazionale: in nessun altro paese il diritto di esercitare la libera professione medica comporta automaticamente il diritto di fatturare a carico delle assicurazioni sociali".

"Non è vero - prosegue il Segretario di Stato - che quanti più medici ci sono tanto più aumenta la spesa per la salute. E’ vero invece che essa tanto più aumenta quanti più medici indipendentemente uno dall’altro decidono e fatturano a carico della collettività. Poco importa quanto la tendenza al consumo sia voluta dal paziente e quanto indotta da chi lo autorizza o consiglia: il fattore “assunto delle casse malati” è decisivo per qualunque prodotto o servizio sul mercato sanitario, basta guardare le pubblicità. Studi seri attestano che in Svizzera circa un terzo delle diagnosi e terapie consumate è inutile o perfino dannoso".

"Sul modo per frenare questo consumo - prosegue l'ex capogruppo PLR - due filosofie si scontrano, chiamiamole per semplicità di sinistra e di destra. La sinistra vuole contenere il numero di studi medici, così come si può impedire a un supermercato di allargarsi, ma conservando il principio che ciascuno si serve come vuole a spese di tutti. La destra vuole invece lasciare che il supermercato si allarghi, ma limitare i reparti che conducono alla cassa collettiva. Come del resto già avviene nel settore ospedaliero, dove cliniche e letti fuori pianificazione cantonale, e quindi fuori copertura assicurativa di base, sono leciti. E come avviene per altre professioni. Le prestazioni legali sono assunte in casi socialmente giustificati dallo Stato o possono fare oggetto di un’assicurazione di protezione giuridica, ma - anche se in teoria possono crescere all’infinito (basta andare dall’avvocato per ogni minima bega, ciò che pochi possono permettersi) - a nessuno viene in mente di contingentare l’esercizio dell’avvocatura. Ai medici che già hanno uno studio la soluzione di sinistra piace, perché obbliga le casse a coprirli e limita la concorrenza. I futuri medici la vedono diversamente. Non è detto che le procedure per autorizzare l’apertura di uno studio siano più eque e trasparenti di quelle per l’inclusione nella copertura assicurativa (che possono essere di competenza delle casse, o dello Stato, o in combinazione tra i due). Per i contribuenti e assicurati, il non fare niente è peggio sia dell’una sia dell’altra soluzione".

"E i pazienti? - conclude dell'Ambrogio - La libera scelta del medico è limitata anche dalla soluzione di sinistra, considerati i potenziali medici non autorizzati. Da quale parte stia una scelta liberale non vi è dubbio. La saggia soluzione di compromesso - visto che mancano i medici di famiglia e proliferano gli specialisti - sarebbe: copertura generalizzata per i medici di base, compresi ginecologi e pediatri, selettiva invece per gli specialisti. Forse un giorno ci arriveremo".

*Segretario di Stato

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