POLITICA E POTERE
"Con 24'000 firme...", come nella canzone di Celentano, ma nemmeno un bacio. Una valanga di sottoscrizioni contro la tassa sui posteggi
l “Comitato contro la tassa sui posteggi a carico dei ticinesi” ha consegnato questa mattina alla Cancelleria dello Stato a Bellinzona oltre 24’000 firme

BELLINZONA – “Con 24’000 baci, così frenetico è l’amore…”, cantava Adriano Celentano. Ma oggi 24’000 non sono baci ma firme… 
Una delegazione del “Comitato contro la tassa sui posteggi a carico dei ticinesi” ha consegnato questa mattina alla Cancelleria dello Stato a Bellinzona oltre 24’000 firme a sostegno del referendum. Referendum che chiede che la modifica dell’articolo 35 della Legge sui trasporti pubblici – e la conseguente introduzione di una Tassa di collegamento – venga sottoposta a votazione popolare.

Questo risultato, storico nella sua ampiezza, fa sapere il Comitato, “conferma da una parte lo scetticismo dei ticinesi nei confronti di nuove tasse a loro carico e, dall’altra, la volontà dei cittadini di potersi esprimere sui temi di natura fiscale. Questa volontà è tanto più comprensibile in un momento di incertezze come quello che viviamo attualmente”.

La tassa sui parcheggi, secondo le indicazioni del
Dipartimento del territorio, graverebbe per circa il 70% sui residenti in Ticino, aggiungono i referendisti. “Questa nuova imposta, come è definita nel messaggio al Gran Consiglio, andrebbe a carico soprattutto dei lavoratori, di chi fa la spesa in Ticino e degli abitanti delle zone periferiche del Cantone”.

“In un modo o nell’altro la Tassa di collegamento colpirà tutti i cittadini ticinesi, in qualità di lavoratori, di visitatori o di clienti dei negozi. Colpirà chi oggi non paga il posteggio ma anche - questo spesso viene dimenticato – chi già lo paga. L’aumento di costi annuali per dipendente, secondo quanto permette la legge, potrà superare i 1’000 franchi all’anno. Sotto questo aspetto non sorprende che più di 24’000 cittadini vogliano dire la loro su questa nuova tassa che non permette di raggiungere nessuno degli obiettivi per la quale viene giustificata”.

Michele Dedini, presidente dell’Associazione Economia e Ambiente (ASSEA), che ha coordinato la raccolta delle firme, dice: “L’obiettivo di spostare sempre più persone sui trasporti pubblici è condiviso, ma la tassa purtroppo contribuirà solo minimamente a questo scopo poiché chiama alla cassa soprattutto gli utenti di posteggi che non sono serviti dai mezzi pubblici, o non nella misura necessaria”.

L’effetto sul traffico sarà quindi assolutamente marginale e non giustifica né l’ampio sistema burocratico che dovrebbe essere creato, né l’enorme sforzo richiesto ai Ticinesi, conclude.

Paolo Pamini, depuato di AreaLiberale, pure presente alla consegna delle firme, gli fa eco: “Lo Stato tenta nuovamente di mettere le mani in tasca ai ticinesi per coprire delle spese che in tutti gli altri cantoni vengono finanziati dal budget generale. Il Governo deve finalmente fare i compiti in casa prima di chiamare alla cassa, per l’ennesima volta, i cittadini”.

Un altro deputato, l’ex presidente dell’UDC Gabriele Pinoja, osserva invece: “che gran parte dei 60’000 frontalieri giungano uno per macchina al lavoro è un problema serio e va affrontato come si deve. Che la tassa di collegamento non sia la soluzione lo ammette il Governo stesso quando da una parte afferma che sono appena 15'000 i posteggi per dipendenti assoggettati, di cui solo una parte è occupata dai frontalieri, e dall’altra quando dice che la gran parte della tassa la pagheranno i ticinesi”.

Sulle regioni periferiche mette l’accento Germano Mattei, deputato di Montagna Viva, secondo il quale “esentare dalla tassa le regioni periferiche è stato certamente corretto ma non tiene conto dei cittadini che vi abitano e che sono costretti a recarsi nei centri urbani per lavoro o nel tempo libero con l’automobile. Inoltre, in alcune valli l’offerta di trasporti pubblici non è migliorata negli ultimi anni, anzi con l'ultimo cambiamento d'orario di dicembre vi sono stati peggioramenti nel servizio e cancellazioni di corse in diverse zone periferiche. Per gli abitanti delle valli il servizio pubblico non costituisce praticamente mai un’alternativa al mezzo privato”.

red

 

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