POLITICA E POTERE
Il raddoppio del Gottardo e l'azzardo da roulette russa che il Mendrisiotto non può permettersi
L'ANALISI - Il diritto alla sicurezza non è solo quello di attraversare indenni il tubo, ma anche quello di non morire di cancro a causa di quel che obbligatoriamente respiriamo

di Andrea Leoni

Una premessa: non credo che chi è favorevole al raddoppio del Gottardo desideri la distruzione del Ticino, voglia assassinare le future generazioni sotto una coltre di polveri e sia mosso da ideali poco nobili. Come in ogni buona disputa si confrontano due visioni che entrambe le parti credono migliori e nell'interesse del Paese. Sia il fronte del "no" che il fronte del "sì", o almeno la stragrande maggioranza di chi compone i due schieramenti, punta a fare il bene, e non il male, del proprio Cantone e di chi ci vive, perorando con ardore la propria causa. Personalmente ne conosco diversi per cui sarei pronto a mettere la mano sul fuoco. 

Quella che va a concludersi è stata una campagna politica tipicamente ticinese (latina): con le sue esagerazioni, i suoi colpi sotto la cintura, i buoni argomenti e le balle. Fa parte del nostro modo di essere e di vivere la politica e non bisogna scandalizzarsi. Non sempre lo spettacolo è stato piacevole ma c'è anche tanto di buono in questa passione civica e popolare. A tratti è sembrato un po' di vivere come nei film di Don Camillo e Peppone. E nei racconti di Giovanni Guareschi le battaglie tra cattolici e comunisti si combattevano senza esclusione di randellate, ma poi a risultato acquisito tutto andava a ricomporsi nell'interesse comune.  Sarà così anche da noi: siamo tutti ticinesi.  

C'è un motivo che più degli altri mi convince a votare di "no" al raddoppio e ad invitare gli altri a fare altrettanto: il fattore rischio per la mia regione, il Mendrisiotto. Chi ci vive lo sa: siamo, e non da oggi, al collasso della rete viaria e molte volte all'anno ampiamente oltre i limiti della legge che dovrebbe tutelarci dall'inquinamento. In pochi anni, cinque o sei, ci siamo ritrovati fermi su strade che prima percorrevamo in una manciata di minuti. E le patologie legate all'aria avvelenata sono indiscutibilmente in crescita. Purtroppo un morto (o 1'000) di smog non si vede. Non c'è la fotografia sul giornale e l'articolo che racconta la sua fine straziante: è come se non esistesse. Mentre chi muore in un incidente sì: la puoi osservare tutta la sua tragica fine. Ha gioco facile su questo punto il fronte dei favorevoli a mostrare i pericoli che vi sono nel percorrere la galleria del Gottardo. Ma il diritto alla sicurezza non è solo quello di attraversare indenni il tubo, ma anche quello di non morire di cancro a causa di quel che obbligatoriamente respiriamo. Tuttavia questo secondo diritto viene dimenticano, per dire disconosciuto. E questo anche a causa di un meccanismo mediatico che annulla la percezione della morte e influisce sull'opinione pubblica. Ma i morti e gli ammalati ci sono lo stesso, anche se non si vedono. E sono di più dei troppi che ancora muoiono su tutte le strade, purtroppo. 

Mi si ribatterà che questa tragica situazione – e, credete, è una vera tragedia - che vive la mia regione e la sua gente non è causata in larga misura dalla galleria del Gottardo. Sono d'accordo, assolutamente: il traffico transfrontaliero ha un'incidenza pesantissima che si vede ad occhio nudo. Anche per questo il 9 febbraio abbiamo votato di sì. Ma proprio qui sta il rischio che non possiamo permetterci di correre e che chiediamo ai nostri concittadini ticinesi e svizzeri di risparmiarci. Nessuno è in grado di dire con certezza che tipo di aumento di transiti (o di pressione) porterà un eventuale raddoppio del Gottardo, ma quel che è certo e nessuno può negare, è che un incremento (piccolo, medio, grande, non importa), ci sarà. È anche il contesto internazionale a suggerircelo con evidenza: il nuovo canale di Suez raddoppierà le navi cariche di merci verso le Europa e questo nuovo importante afflusso dovrà essere assorbito da ogni via di transito. Quindi anche dal Gottardo, con uno o due tubi. 

Ebbene il Mendrisiotto non può assolutamente permettersi questo autentico azzardo da roulette russa. Anche se il rischio fosse minimo. Non c'è più spazio, e lo scrive un che ama l'auto e detesta i treni e gli autobus, per aggiungere nulla sulla strada, almeno sugli assi principali. Si può solo limitare, togliere possibilmente. Non è bello, non è comodo e neanche facile: a tutti piacerebbe che non fosse così e che si potesse continuare come prima e come adesso. Ma non si può: bisogna entrare nell'ottica del sacrificio e della rinuncia per correggere un modello non solo insostenibile ma sempre più pericoloso.  

Nel corso di questa campagna abbiamo inoltre scoperto di poter dire di "no" a un secondo tubo con grande serenità. In poche settimane abbiamo infatti guadagnato dieci anni per valutare meglio che cosa è giusto fare. E nell'era della tecnologia dieci anni sono come un'era geologica. Se prima l'ipotesi presentata diceva imperativamente che bisognava chiudere baracca e burattini per tre anni a partire dal 2025, ora sappiamo con certezza che si può tirar là fino al 2035 senza inconvenienti rilevanti. Da oggi sono quasi venti anni….la vita di un giovane.

E sono anni preziosissimi che ci consentiranno ad esempio di capire l'impatto e le potenzialità di Alptransit: un'opera che nascerà incompiuta a sud di Lugano e che da vettore ideato per trasportare le merci sarà inizialmente soltanto una metropolitana per il centro del Ticino e un'alta velocità per i passeggeri verso il resto della Svizzera.Un po' cara, se solo per questo sarà utilizzata. Ma comunque la sua entrata in funzione potrebbe convincerci ed aiutare a convincere chi tiene i cordoni della borsa, della necessità che più utile potrebbe essere investire lì altre risorse. O in opere "minori" che potrebbero però migliorare davvero la quotidianità delle persone: pensiamo al collegamento autostradale con il Locarnese. I soldi per far tutto non ci sono e non ci saranno. 

Ma in questi anni "guadagnati" potrebbero soprattutto prendere piede (in Gran Bretagna già si sperimentano) le strade su cui i mezzi di trasporto su gomma vengono guidati, almeno nelle tratte più pericolose e sensibili, tramite wirless, riducendo al minimo il rischio di incidenti e lo stress dei viaggiatori. Anni in cui capiremo l'impatto reale che le grandi opere (Suez ed altre) avranno sui transiti. Un tempo importante da sfruttare anche per valutare l'evoluzione dei nostri rapporti con l'Unione Europea, ammesso e non concesso che l'UE ci sia ancora come la conosciamo oggi. 

Anche da questo punto di vista essere prudenti è saggio. In un batter d'occhio sotto le pressioni internazionali abbiamo visto sgretolarsi un totem svizzero come il segreto bancario, senza che il nostro Governo, il nostro Parlamento e la nostra tanto richiamata Costituzione potesse fare minimamente da argine. Dubitare della promessa che i due nuovi tubi resteranno monodirezionali accada quel che accada, non è quindi irrispettoso verso le istituzioni. È solo il minimo, in un Mondo in cui, lo vediamo ogni giorno, gli interessi economici e finanziari peggiori, le sovrastrutture senza democrazia, le burocrazie autoreferenziali, comandano a bacchetta la politica. O quel che ne resta.  

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
In Vetrina

EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

A San Bernardino apre Piazzetta Brocco, il nuovo salotto nel cuore del villaggio

14 LUGLIO 2026
LETTURE

Tra amore, memoria e inquietudine: le novità di Dadò editore per l’estate

14 LUGLIO 2026
BANCASTATO

BancaStato pubblica il Rapporto di sostenibilità 2025: primi obiettivi per ridurre le emissioni

10 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Locarno Film Festival, ecco i film in programma

09 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

“Solitudini”, a Lugano una giornata di riflessione tra medicina, psichiatria e letteratura

09 LUGLIO 2026
LETTURE

Luca Villoresi torna in libreria con “Il buio di cristallo”

07 LUGLIO 2026
LiberaTV+

LISCIO E MACCHIATO

Piccaluga: "Su Zali panna montata. E con l'UDC indietro non si torna"

26 GIUGNO 2026
LISCIO E MACCHIATO

"Berna ci frega con gli ucraini!". E De Rosa e i paletti sui ristorni

18 MAGGIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

Mirante-Sirica, che scontro. E l'UDC contro il PLR

12 GIUGNO 2026