POLITICA E POTERE
Trump "spacca" anche il centrodestra ticinese. Bignasca: "A metà tra il Nano e Berlusconi: lo voterei". Rusconi: "No, mai". Regazzi: "Pericoloso"
Confronto a distanza sul candidato repubblicano che ha sconvolto le primarie per la corsa alla Casa Bianca tra l'esponente leghista, quello PPD e quello democentrista
LUGANO – Donald Trump è certamente un personaggio che divide. Nella sua corsa alla presidenza degli Stati Uniti sta spaccando l'opinione pubblica al di là dello schema classico destra-sinistra. Anche all'interno del mondo conservatore e del Partito Repubblicano, infatti, il miliardario si è creato una fazione di tifosi e di acerrimi avversari, per non dire nemici. E anche alle nostre latitudini, nel centrodestra ticinese, Trump piace e non piace per nulla. Se Boris Bignasca si dichiara apertamente il suo sostegno all'imprenditore, Pierre Rusconi afferma che non lo voterebbe mai. Così come Fabio Regazzi. Cominciamo dall'opinione del presidente dei giovani leghisti. "Sto seguendo con interesse le primarie negli Stati Uniti", premette Bignasca. "Secondo me Trump - prosegue - è a metà tra il Nano e Berlusconi. Nel senso che come il Nano è un personaggio anti–establishment, ha evidenti toni populisti e patriottici e ha proposto l'idea del muro, che però lui vuol far pagare ai messicani…. mentre è come Berlusconi per come sa usare molto bene la comunicazione moderna, la televisione certo, ma soprattutto i social network. È chiaro che non la crisi economica che c'è personalità con quel carisma raccolgono la rabbia della popolazione"."Il consenso di Donald Trump come quello di altri leader simili a lui – argomenta ancora Bignasca - deriva più che altro dalla debolezza dei suoi avversari. La gente preferisce personaggi come lui rispetto a quelli politicaly correct che non risolvono i problemi". Ma, chiediamo, le "sparate" dette in campagna elettorale sono misure che attuerebbe davvero oppure sono solo slogan che poi se dovesse vincere dovranno essere coniugate con il pragmatismo di chi deve governare? "Credo che Trump in tutta la sua vita abbia dovuto trovare spesso soluzioni pragmatiche. E sono certe che se fosse eletto presidente il pragmatismo sarebbe la linea guida della sua politica". Lei lo voterebbe? "Assolutamente sì. Anzi sto già pensando di ordinare qualche gadget in vista della campagna…".Di parere completamente opposto Pierre Rusconi. "No, io non lo voterei mai. Magari in questa fase per scuotere l'establishment, ma non alle elezioni "vere". Diciamoci la verità: il fenomeno Trump un po' spaventa. Perché se dovesse venir eletto non dovrà gestire il Nepal ma gli Stati Uniti: questo è il problema. Se sbagliano a eleggere il presidente il danno può essere mondiale con conseguenze devastanti". Per l'ex Consigliere Nazionale UDC, comunque, il miliardario alla fine non ce la farà: "Non penso che vincerà. Alla fine gli elettori quando dovranno esprimersi per la Casa Bianca faranno un ulteriore riflessione e puniranno i suoi eccessi". "Trump – conclude Rusconi – è un personaggio non all'altezza della carica a cui aspira. In questo momento attraverso il suo carisma riesce a catalizzare il mal contento, ma poi alla fine gli americani hanno sempre fatto scelte più soft. Senza contare che non ha alcuna esperienza politica alle spalle. E questo è sicuramente un male se si vuole governare una super potenza".Molto negativo, infine, anche il giudizio di Fabio Regazzi. "Mi sembra un personaggio abbastanza folkloristico, non adeguato, per usare un termine politicamente corretto. Non riesco a capire come si possa prendere sul serio una candidatura del genere. Mi auguro che gli americani trovino una personalità migliore a cui affidare le chiavi della Casa Bianca". Un personaggio folkloristico…ma anche pericoloso? "Credo sì. Fa delle uscite assolutamente fuori luogo. Se usa lo stesso metodo che ha adottato fino adesso, e non ho motivo per credere il contrario, c'è di che stare preoccupati. Non si candida, con tutto il rispetto, a Governare Andorra…".I successi elettorali di Trump segnalano anche un espansione in tutto l'occidente dei movimenti populisti: "Anche in questo campo – riflette Regazzi - la globalizzazione sta facendo effetto. Stanno prendendo piede un po' dappertutto. È un trand di cui bisogna tener conto. Anche perché le proposte che portano avanti sono pericolose. Mai come in questo caso è buono il detto: la medicina è peggio della malattia". Red
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