POLITICA E POTERE
Gobbi spara a zero su De Watteville: "Su di lui ormai non ho più alcuna riserva di grande stima. I nostri si sono fatti gabbare dagli italiani"
Il presidente del Governo ticinese ci va giù pesante con le critiche in merito alle trattative fiscali tra Svizzera e Italia: "Qui si vuole il panino, il cioccolatino e anche il soldino"
BELLINZONA - "Su di lui ormai non ho più alcuna riserva di grande stima". E lui è Jacques De Watteville, il capo dei negoziatori svizzeri sia per quanto riguarda l'accordo fiscale con l'Italia sia a Bruxelles per il rebus del 9 febbraio. Ci va giù pesante Norman Gobbi in un'intervista rilasciata al Corriere del Ticino in occasione del cambio della presidenza del Consiglio di Stato (il 6 aprile il ministro leghista passerà il testimone a Paolo Beltraminelli.Critiche su entrambi i fronti del confine. Gobbi , infatti, non risparmia neanche il capo della delegazione italiana nelle trattative Vieri Ceriani, tornato a chiedere a gran voce l'abolizione del casellario giudiziale e dell'albo dei padroncini per poter retificare gli accordi. Mi dimostri - afferma il Consigliere di Stato - che con il casellario non ho permesso l'accesso al mercato da parte di un frontaliere, salvo chi aveva reati penali importanti. È una misura di sicurezza. L'albo degli artigiani serve invece ad arginare il lavoro nero, Ceriani è ministro delle finanze, dovrebbe essere favorevole perché così gli artigiani italiani che entrano in Ticino pagheranno il dovuto all'erario italiano"."Qui si vuole il panino, il cioccolatino e anche il soldino. Mi sembra che alla fine si sta perdendo d'occhio una cosa, ossia che oggi il Ticino dà lavoro a 70.000 famiglie in Italia e questo deve avere un peso politico, che va riconosciuto", aggiunge Gobbi sottolineando come i negoziatori svizzeri si siano fatti gabbare da quelli italiani.
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