L'ANALISI - La maggioranza del Parlamento ha fissato un principio di libertà e di equità rispetto agli eccessi dell'ente pubblico
di Andrea Leoni
Hanno ragione. Hanno assolutamente ragione quei parlamentari che si sono schierati a favore della segnalazione dei radar mobili. Una risicatassima maggioranza che ha fissato un principio di libertà e di equità rispetto agli eccessi dell'ente pubblico. Una mossa a tutela non dei criminali della strada, che vanno severamente puniti, ma della stragrande maggioranza dei cittadini che hanno diritto a non essere bastonati per degli errori veniali. Errori talvolta frutto di vere e proprie trappole, tese a ciucciare soldi approfittandosene dell'umana, e per nulla pericolosa, distrazione.
Che in Ticino ci sia stato un eccesso di radarismo lo pensavamo ai tempi di Luigi Pedrazzini e lo pensiamo oggi con il suo successore Norman Gobbi. E ora che anche le polizie comunali fanno uso, e talvolta abuso, di questo strumento, bene ha fatto il Parlamento a porre la questione del limite. Non è possibile che alcuni comuni, quando le casse piangono, facciano ricorso ai controlli di velocità per rimpolpare i forzieri, piazzando i radar là dove si può fare man bassa di multe. Usano una logica da tonnara. Questo accade, lo sanno tutti, e non deve accadere più. Tutto qui.
Naturalmente l'indicazione uscita dal Gran Consiglio è esagerata, seppur non vincolante. È troppo lungo il passo dal non segnalare nulla, al segnalare tutto, con 200 metri di anticipo. Però il principio è sacrosanto: io Stato voglio che tu rispetti i limiti e per questo ti dico che ti controllo e anche, nel limite della ragionevolezza, dove ti controllo. Perché il mio obbiettivo non è multarti ma farti osservare le regole e cercare di proteggere te e gli altri. Si chiama prevenzione.
Molti deputati contrari a questa linea hanno fatto un'obiezione: gli automobilisti rallenteranno laddove il radar è segnalato per poi accelerare subito dopo. È un problema facilmente risolvibile. Segnalare un controllo di velocità non significa nè indicare con precisione la distanza del radar (e qui la maggioranza del Parlamento ha sbagliato) e neppure dire quanti controlli ci saranno dopo la segnalazione. Potrebbero essere uno, oppure due, oppure tre. O addirittura potrebbe anche non essercene nessuno.
Se Mao diceva "colpirne 1 per educarne 100", in Ticino e in Svizzera si è ribaltata la logica: punirne 100 per educarne 1. Forse, se va bene. E qui sta l'altro nocciolo della questione. Il capogruppo del PLR Alex Farinelli, persona intelligente e preparata, ha affermato che i radar fissi, le cui posizioni sono note a tutti, servono per scongiurare un pericolo, mentre i radar mobili a sorpresa (a tradimento, diremmo noi, in alcuni casi) servono ad educare i cittadini. Un principio, quello dell'educazione, che è sancito anche nella legge federale. Siamo noi dunque, e non Farinelli, ad andare libertariamente fuori legge quando pensiamo che lo Stato non debba assolutamente preoccuparsi di educare i cittadini. Lo Stato ha invece il dovere di stabilire se una persona ha le capacità per circolare sulla strada o meno, se rispetta le regole o meno, e in che misura punire le sue eventuali colpe o manchevolezze. Punto. Secondo chi scrive l'educazione statale dovrebbe limitarsi esclusivamente alla formazione. Altrimenti è l'Unione Sovietica.
La Regione stamane ha pubblicato un'ottima intervista, che consigliamo di leggere per esteso, al consulente giuridico del governo Francesco Catenazzi. "La possibilità legale di segnalare i radar c'è", ha affermato il giurista. "Sia la legislazione federale, sia quella cantonale – ha aggiunto - pongono l’accento sull’aspetto della prevenzione: pertanto ogni misura che consenta di indurre i conducenti a una guida rispettosa delle regole della circolazione stradale è ammissibile e conforme allo spirito della legge".
Più nel dettaglio: "Tra i compiti delle autorità e dunque anche della polizia – ha spiegato Catenazzi - figura nella legge pure quello di educare gli utenti della strada e di prevenire così le infrazioni o di impedire che vengano commesse. È infatti rilevante non solo l’aspetto dei controlli, ma anche quello dell’informazione. Rientra quindi nella facoltà dello Stato definire quando e con quale modalità informare i cittadini sui controlli stradali, purché le segnalazioni sui controlli della velocità perseguano un obiettivo di prevenzione".
L'obbiettivo su cui tutti siamo d'accordo insomma – ridurre gli incidenti – si può raggiungere secondo la legge anche senza atteggiamenti inutilmente punitivi e vessatori.
Per quanto ci riguarda si potrebbe seminare il Cantone di radar. Metterne uno in ogni strada, come avviene in alcuni Cantoni della Svizzera interna, se è utile e necessario per migliorare la sicurezza. Ma si dica dove, quando e perché. E siamo pressoché certi che neanche così riusciremmo ad evitare incidenti mortali o gravi: perché guidare è pericoloso e l'imponderabile, e le teste di cazzo, continueranno lo stesso a circolare.