Tutto è partito da una lettera aperta di Pietro Vanetti ai deputati. Alla quale Elia Frapolli ha replicato: tagliare il contributo pubblico al turismo “significherebbe non credere più in questo settore"

BELLINZONA – “Soldi, soldi, soldi… Da anni si foraggia la macchina del turismo ticinese e si marcia come le lumache. Scuse per il tempo, scuse perché siamo perseguitati dai giornali d'oltralpe, ecc, ecc. Mai autocritica. Forse mancano idee ma soprattutto abbiamo dirigenti che parlano e non concludono nulla. Cambiare apparato, sistema e persone potrebbe essere un'idea per non gettare sempre soldi al vento”.
Al deputato del PLR Alessandro Credaschi questa mattina è partito l’embolo, come si dice, ed ha affidato le sue riflessioni a Facebook. Tutto è partito da una lettera aperta del losonese Pietro Vanetti, inviata anche ai parlamentari, nella quale scriveva: visti i risultati costantemente negativi del turismo “mi chiedo e chiedo se non sia il caso di indirizzare le risorse verso altri ambiti dell’economia ticinese, che possono avere un reale futuro di crescita”.
LaRegione ha ospitato questa mattina una replica del direttore di TicinoTurismo, Elia Frapolli, che ha dichiarato: tagliare il contributo pubblico al turismo “significherebbe non credere più in questo settore della nostra economia, decretandone in pratica la fine. Significherebbe non credere più nella sua importanza”.
“È vero, il momento è tutt’altro che facile, è però nei periodi difficili che occorre investire per risalire la china, passando da un profondo cambiamento strutturale”.
Il cambiamento strutturale, ha aggiunto, “necessita comunque di tempo e risorse. Ecco perché sarebbe un errore tagliare i fondi pubblici”.
In questo ambito si inserisce il post di Cedraschi, che a liberatv precisa: “Non voglio fare il professore. Però dico: se non si riesce a rilanciare il turismo forse vale la pena di valutare se non dirottare parte delle risorse pubbliche su altri settori economici”.
Il dibattito è aperto…