POLITICA E POTERE
Fonio: "No al gioco sporco dei populisti che alimenta le tensioni sociali. Contro il dumping servono soluzioni pratiche e concrete per i lavoratori"
Il deputato PPD: "Questa settimana abbiamo presentato un'iniziativa che mira a fermare i lestofanti della libera circolazione che assumono frontalieri speculando sui salari, e a garantire le stesse opportunità al momento dell’assunzione ai residenti"

di Giorgio Fonio*

Il mercato del lavoro è sottoposto ad una pressione sempre più marcata. Non è una novità e non è la prima volta che lo scrivo. I ripetuti abusi emersi nelle scorse settimane (l’ultimo in ordine di tempo è quello relativo ad un dipendente pagato 6,22 franchi all’ora a Mendrisio), dimostrano come, le regole attuali del mercato del lavoro, non sono sufficienti per arginare fenomeni come il precariato, il dumping salariale e lo sfruttamento dei lavoratori. I

l nostro Partito a livello cantonale è sempre stato in prima linea nella tutela delle salariate e dei salariati. Tra le realtà regionali  più colpite vi è sicuramente il Mendrisiotto, distretto di confine, confrontato in particolare con l’arrivo in massa di numerosi frontalieri ma, soprattutto, sottoposto alla pressione di una regione, la Lombardia, che mai come in questo periodo sta attraversando un momento di grave difficoltà economica ed occupazionale. Per capire la portata di questo disagio, basti pensare che i non occupati nella vicina Lombardia sono superiori a tutti gli abitanti del nostro Cantone. 

Di fronte alle difficoltà e a problemi di questa natura, i cittadini si aspettano pragmatismo e concretezza. In questo senso è quello che i deputati PPD del Mendrisiotto hanno voluto dimostrare presentando nel corso di questa settimana un’iniziativa anti dumping  dal duplice scopo: fermare i lestofanti della libera circolazione che assumono frontalieri speculando sui salari e garantire le stesse opportunità al momento dell’assunzione ai lavoratori residenti; bloccando sul nascere il tentativo di abbassare con loschi stratagemmi i salari dei dipendenti. 

Ma esattamente cosa chiede l’iniziativa? In verità agli occhi di chi l’ha proposta nulla di eclatante, bensì la cosa più ovvia. Oggi in Ticino vigono 15 contratti normali di lavoro e numerosi contratti collettivi decretati d’obbligatorietà generale (cantonale o nazionale). Di conseguenza tutti i settori tutelati  da questi contratti hanno fissato un salario minimo. La richiesta di sottoporre a verifica i salari di tutti i nuovi permessi di lavoro regolati dai contratti normali di lavoro o dai contratti collettivi decretati d’obbligatorietà generale segue dunque la logica del buon senso. 

Il Ticino e i suoi salariati necessitano di  soluzioni pratiche e concrete. I facili slogan “populisti“ che spesso non si concretizzano nelle votazioni nei parlamenti (basti pensare alle numeroso volte che i deputati UDC hanno votato contro il rafforzamento delle misure d’accompagnamento), non portano nulla di buono e concreto al nostro mercato del lavoro se non ulteriore tensione tra aziende e sindacati e tra lavoratori residenti e lavoratori frontalieri. 

Noi a questo sporco gioco opponiamo un secco rifiuto e, con impegno e serietà, continueremo a tramutare in atti parlamentari quelle proposte che nascono dal lavoro quotidiano e dall’esperienza personale acquisita da ogni nostro singolo deputato nella propria terra d’appartenenza.

*Deputato PPD, articolo pubblicato su Popolo e Libertà

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