POLITICA E POTERE
Frena Ugo o frena Claudio (Zali)? Quadri si scatena contro la mobility pricing mentre il Ticino si dice disponibile per sperimentare (a certe condizioni) il progetto varato da Berna sulla mobilità a pagamento
Il principio è semplice: pagare di più se si prende il treno o l'automobile negli orari di punta. Zali: "Pronti al progetto pilota ma solo all'entrata dei grandi agglomerati". E Quadri cannoneggia contro la misura. Nuove scintille dopo le targhe alterne?

BERNA/BELLINZONA – Sta già sollevando un vespaio, almeno in Ticino, la decisione del Consiglio Federale di avviare alcuni progetti pilota sul così detto mobility pricing. Il principio è semplice: pagare di più se si prende il treno o l'automobile negli orari di punta. Una regola che, secondo gli esperti del traffico, porterà a migliorare lo scorrimento sulle strade e a ripartire meglio i passeggeri sul treno durante la giornata.

 

Il Consiglio di Stato, lo scorso anno, ha deciso di candidare il nostro Cantone per la sperimentazione. Tuttavia, come ha precisato il ministro Claudio Zali alla RSI, il Ticino ha dato la sua disponibilità per un progetto pilota che riguardi esclusivamente l'entrata nei grandi agglomerati. "Si tratterebbe – ha spiegato il Direttore del Territorio – di un piccolo disincentivo economico per migliorare i transiti". Disincentivo che, comunque, ha sottolineato Zali, non colpirà indiscriminatamente tutti gli automobilisti. I residenti, per esempio, saranno esclusi.

 

È dunque un sì condizionato quello del Ticino, ma comunque un sì. Una posizione che in via Monte Boglia non sembra far fare i salti di gioia. Il Consigliere Nazionale Lorenzo Quadri, infatti, pur non commentando l'opzione progetto-pilota in Ticino, si è scagliato duramente contro la mobility pricing.

 

"Mobility Pricing? Frena Ugo! - ha scritto Quadri su Facebook - Dal dipartimento di Doris Leuthard (PPDog) arriva l'illuminata pensata del mobility pricing. E' l'ennesima scusa per mettere le mani nelle tasche degli automobilisti e limitare la libertà di chi si deve spostare per lavoro e non può necessariamente scegliere l'orario in cui farlo. La bocciatura popolare dell'iniziativa della mucca da mungere non comporta di certo un'autorizzazione al Dipartimento federale dei trasporti a mazzuolare indiscriminatamente gli automobilisti. 
 

Geniale anche l'idea di aumentare le tariffe dei mezzi pubblici durante l'ora di punta: questo sì che è un incentivo a servirsene, complimenti!. E come si pensa di attuare la proposta di mobility pricing: magari creando pedaggi fuori dalle città, come nel Medioevo? Oppure si pensa di lavorare con vignette elettroniche così da poter anche controllare gli automobilisti durante gli spostamenti (grande fratello?)".

 

"Visto che in Ticino i problemi di mobilità sono in ampia parte dovuti a targhe azzurre - ha aggiunto il deputato leghista - anche a Berna (trattandosi di questioni internazionali) comincino ad aprire gli occhi su tale realtà e a comportarsi di conseguenza. I camerieri dell'UE spalancano le frontiere all'invasione, anche veicolare, da sud e poi a venire limitati negli spostamenti - e quindi nella tanto conclamata, ma solo quando fa comodo, libertà individuale! – sono gli svizzerotti? Non ci siamo! Pare inoltre di ricordare (eufemismo) che il Parlamento federale abbia finora sempre detto no al road pricing ed ai tentativi di introdurlo tramite tattica del salame. 
 

Come membro della commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale mi sono sempre opposto a questo nuovo balzello e, ovviamente, continuerò a farlo".

 

E chissà se la Lega, come ha di recente fatto con la proposta di Zali sulle targhe alterne, opporrà un nuovo altolà al suo ministro anche sulla sperimentazione del mobility pricing. Insomma, per dirla con una battuta, frena Ugo o frena Claudio? 

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