Gentile Signora Lara,
Lei teme che la lettera aperta a me inviata a proposito del problema della pedofilia nella Chiesa rimanga senza seguito da parte mia. Mi chiede inoltre di prendere “pubblica posizione”. Lo faccio volentieri, per quanto mi riguarda. Non posso però che dissociarmi dalla sicurezza con cui Lei pronuncia una sentenza di condanna senza appello sul comportamento di chi mi ha preceduto.
Un vescovo, come ogni essere umano, si trova spesso, in situazioni complesse, a dover prendere decisioni, che a posteriori possono apparire sbagliate, visto che non hanno impedito il ripetersi di un male, ma sul momento sono sembrate appropriate agli elementi a disposizione, tra cui, nel caso recente, un non luogo a procedere, in data 22 luglio 2002, emanato da un procuratore pubblico riguardo alle accuse di pedofilia mosse al prete in questione; segno, questo, che l’identificazione sicura di un pedofilo non è sempre agevole neppure alla Magistratura, quando mancano denunce circostanziate e riscontri diretti. La mia non è una difesa di ufficio. È solo la volontà di non rendere un capro espiatorio di tutta la vicenda chi, dopo un suo discernimento, ha preso una decisione, su cui oggi non sento di dover esprimere un giudizio.