POLITICA E POTERE
Folle idea... Sergio Morisoli lancia l'idea di Marina Masoni alla presidenza del PLR, pur senza farne il nome: "Qualcuno che ha cervello, coraggio e attributi per staccarsi da questa assurda corsa al potere. Qualcuno che non è vecchio né giovane e di cui
Il deputato ed ex collaboratore di Masoni "La lotta si sta riducendo ad un potere fine a sé stesso, cioè alla conquista di una maggioranza per poter avere un vantaggio nella spartizione e nella gestione materiale dell’appartato statale"
Foto: TiPress/Samuel Golay
BELLINZONA – Marina for President? L’idea la lancia chiaramente, pur senza fare il nome dell’ex consigliera di Stato Marina Masoni, il deputato di Area Liberale Sergio Morisoli, che della ministra fu, all’epoca, collaboratore personale.

“Il PLR – scrive Morisoli in un’opinione pubblicata oggi dal Corriere del Ticino - si trova a dover cercare un nuovo presidente (…). A seconda di chi sceglierà potrà trovare qualcuno con muscoli d’acciaio per ributtarsi nella mischia e rivincere nella spartizione clientelare dei mezzi statali; oppure trovare qualcuno che ha cervello, coraggio ed attributi per staccarsi da questa assurda corsa (al potere,ndr) e iniziare a rilanciare il Paese. Non dall’alto, ma con fatica e umiltà dal basso; dalla rinascita di un partito nuovo come forma aggregativa e espressiva della società civile che è mutata radicalmente, e che vuole relativizzare il ruolo e il potere ultimo della politica. Potrebbe essere qualcuno che questo metodo e lavoro di ricentramento l’ha promesso oltre 20 anni fa, e in parte l’ha realizzato con successo in 12 anni di Governo; qualcuno che non è vecchio né giovane e di cui dopo 10 anni, in molti cominciano e sentirne non solo nostalgicamente ma operativamente la mancanza, ma non osano dirlo al partito e al Paese. E forse nemmeno a quella persona”.

Nella sua opinione Morisoli parla del male oscuro della politica ticinese di oggi: “Abbiamo delegato talmente tanti spazi di libertà e responsabilità alla politica – scrive - che questa e coloro che la animano non possono fare altro che sentirsi investiti di un potere salvifico; e quindi sentirsi addosso il dovere di agire di conseguenza. Viviamo nella logica, ormai consolidata e accomodante, che è quella di credere che il benessere nostro e la prosperità del Cantone dipendano da chi vince le elezioni, da chi siede in Governo”.

E aggiunge: “Siccome alla politica e quindi allo Stato abbiamo praticamente delegato tutto ciò che si sviluppa «dalla culla alla bara»; le lotte partitiche da anni non riguardano più la conquista della legittimità politica necessaria per esercitare il potere e far prevale una visione e quindi un progetto. No, la lotta si sta riducendo ad un potere fine a sé stesso, cioè alla conquista di una maggioranza per poter avere un vantaggio nella spartizione e nella gestione materiale dell’appartato statale che serve all’esercizio del potere: siano posti amministrativi, lavori, appalti, sussidi, favori, sedie dirigenziali del parastato o altro”.

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