"Zali - prosegue il comunicato - con la consueta sobrietà, ha dichiarato che "i giudici [...] non devono sputare [le sentenze] su Facebook". Zali sostiene poi che Caimi, in qualità di Giudice supplente del Tribunale d'Appello, avrebbe interferito nel processo legislativo. Al Direttore del DT, probabilmente indaffarato a escogitare nuove tasse, è forse sfuggito che Carlo Luigi Caimi è attivo nella Camera per l'avvocatura e il notariato, che notoriamente non si occupa di appalti pubblici. Ciò premesso, non si capisce perché un giudice, durante il processo legislativo, non possa esprimere la sua opinione sulla coerenza giuridica di una norma".