Facciamo allora di tutto per lasciare alla grande festa l'eloquenza della sua totale marginalità. Neanche un filo di retorica è necessario per dare più forza e più rilievo al nudo racconto dei fatti. Lì tacciono le trombe dell'arroganza e del potere. Lì risuona senza inganno solo l'inconfondibile musica dell'umiltà divina. E improvvisamente il nostro cuore, stanco di artifici promozionali e di trappole emotive, si risveglierà e scoppierà di gioia: è Natale! È la festa del Creatore, amante appassionato delle Sue creature. Così Signore di tutto da non aver bisogno di sedurre nessuno. Egli ci avvince e ci libera perché la Sua Parola è carne. È concretezza e singolarità umana senza aggettivi. È un Volto e un Nome da invocare e da portare nel cuore, Presenza indefettibile, capace di essere fino in fondo con noi e farci attraversare la morte. Chiunque ha già in dotazione il dispositivo per intercettarne la grazia e lasciarsi da Lui incontrare. Grazie a Lui, ciò che ci fa vivere veramente non si vende né si compra. Lo si riceve in ogni istante. È il nostro essere nati da donna, esattamente come ha voluto nascere Lui. Così ogni contatto umano è occasione per farne memoria, soprattutto quello con il più povero e scartato dalla società, con il più triste e il più umiliato dalla vita, con l'escluso che non riesce a essere accolto. È da tutto ciò che è stato messo ai margini, che ancora oggi lo stupore del Natale non cessa d venirci incontro!