Una presidenza come quella di Dadò - e siamo al quarto nodo - non può nascere con lo scopo di vincere le prossime elezioni. Chi lo pensa o è in malafede oppure ha sbagliato a votare il presidente. I partiti storici, nell'angoscioso inseguimento della Lega, si sono bruciati negli ultimi anni fior fior di persone e di occasioni. Una vittoria non si costruisce con una campagna elettorale ben fatta o con una lista di combattimento (che pure sono elementi fondamentali e mai deve passare l'idea della conservazione o di essere rinunciatari rispetto agli obbiettivi più prestigiosi). Un successo, soprattutto un successo capace di durare nel tempo, lo si costruisce con una linea politica chiara, con dei progetti concreti e dunque faticosi da produrre, costruendo una classe dirigente ampia e ricca di sfumature che sia in grado di presentare all'elettorato più scelte credibili, con una comunicazione sintonizzata con i tempi. Per fare tutto questo non bastano un paio d'anni, assolutamente. Non è questione di mettere le mani avanti ma di dire la verità. Ecco, glielo dica e lo ripeta a se stesso. D'altra parte è già stato ampiamente dimostrato che i ripetuti cambiamenti di presidenti avvenuti negli ultimi anni, le uniche teste da mozzare alla resa dei conti, non hanno prodotto cambiamenti di tendenza.