POLITICA E POTERE
Il PS dice "no" alla cadregopoli del LAC. I socialisti luganesi bocciano l'accordone dei principali partiti: "Un mercanteggio che offende la democrazia"
Dura presa di posizione dei socialisti: "Di soluzioni se ne sarebbero potute trovare altre, senza compromessi e accordi poco dignitosi, che mettessero fine a queste schermaglie di bassa lega e a questi giochini politici. Si è scelta questa soluzione: e allora noi diciamo no"
LUGANO- "Noi diciamo no, perché crediamo nella necessità di un agire corretto e trasparente, anche in politica". Il Gruppo PS in Consiglio Comunale a Lugano conferma la sua opposizione all'accordone raggiunto tra i principali partiti per la nomina del Consiglio Direttivo dell’Ente Autonomo LAC. Un accordone che, come noto, prevede un allargamento dell'Ente, un'aggiunta di poltrone, in modo che tutti i candidati di Municipio e partiti "possano sedersi al tavolo. Insomma, quella che dalle nostre parti si definisce come una "cadregopoli"   
 
"Non condividiamo - scrivono i socialisti luganesi in una nota - la soluzione di compromesso di cui i media hanno già ampiamente riferito, ma questo non significa che non teniamo al successo del LAC ed al suo debutto quale Ente Autonomo. Anzi! Proprio perché teniamo al LAC quale importante centro culturale e ricchezza cittadina non possiamo accettare che esso cominci a camminare da solo non con la dignità che gli spetta, ma con la vergogna di un accordo che mostra l’incapacità di sanare i conflitti politici e superare il protagonismo in favore di un bene collettivo più ampio".
 
"Plaudiamo - prosegue il comunicato - alla presenza di Salvatore Carruba e Hans Koch, che sapranno senz’altro dare al LAC la spinta e l’entusiasmo che merita. Buon lavoro, e congratulazioni per questa nuova avventura! Siamo certi che anche da soli, Carruba Koch e i tre membri di diritto potrebbero fare un ottimo lavoro con un Consiglio Direttivo solo a cinque. Ma non possiamo accettare che chi è stato formalmente bocciato a maggioranza da una votazione democratica in un consesso legislativo (Masoni, Pesenti e Grassi, ndr.) possa ritrovarsi ad occupare quella carica per cui è stato rifiutato, perché accettare ciò significherebbe togliere autorità e rispetto al legislativo". 
 
"Non possiamo accettare - termina il comunicato -che dei ricorsi cadano perché barattati con altro. Questo modo di procedere non è senz’altro un buon esempio di politica, né civile né etica; tutti concordiamo che sia giunto il momento di passare oltre alla vicenda LAC per occuparsi di problemi ben più importanti, ma riteniamo che chiudere la faccenda contrattando e mercanteggiando non rechi nessun onore al consesso democratico di cui facciamo parte in rappresentanza di tutti i cittadini. Di soluzioni se ne sarebbero potute trovare altre, senza compromessi e accordi poco dignitosi, che mettessero fine a queste schermaglie di bassa lega e a questi giochini politici. Si è scelta questa soluzione: e allora noi diciamo no, perché crediamo nella necessità di un agire corretto e trasparente, anche in politica".
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