POLITICA E POTERE
L'AITI si scatena contro Norman Gobbi: "Chiederemo l'intervento di Berna. E se necessario ricorreremo ai tribunali. No a discriminazioni di imprese e dipendenti"
Durissima presa di posizione degli industriali ticinesi contro la riorganizzazione del Dipartimento delle Istituzioni: " Il controllo dei flussi migratori è doveroso ma ciò non può tradursi nell'adozione di misure e procedure che di fatto sono tese a impedire che le aziende di questo Cantone assumano manodopera estera"
Il presidente di AITI Fabio Regazzi. Ti-Press / Pablo Gianinazzi
BELLINZONA - All'associazione industrie ticinesi non piace neanche un po' la riorganizzazione del Dipartimento delle Istituzioni voluta da Norman Gobbi e approvata dal Governo. E per questo gli industriali ticinesi sono pronti a dar battaglia con ogni arma a loro disposizione. 
  
"La riorganizzazione dei servizi della migrazione - scrive l'AITI in una nota inviata ai suoi iscritti - avverrà in due fasi e riguarderà in primo luogo la progressiva chiusura degli uffici regionali degli stranieri distribuiti sul territorio cantonale e nuove modalità di accertamento dei documenti di identità delle persone straniere che intendono presentare domanda di permesso o di rinnovo dello stesso. A nostro giudizio le nuove procedure in materia di controllo della migrazione rappresentano un chiaro ostacolo all'attività economica delle imprese. Tali modalità sono state motivate con un necessario processo di razionalizzazione della spesa pubblica e con l'obiettivo di migliorare il controllo dei flussi migratori concernenti i permessi per stranieri. Giudichiamo estremamente grave e problematico il cambiamento d'approccio nella gestione dei permessi di lavoro verso un sostanziale approccio di polizia, che è ben lontano dall'esprimere una sensibilità verso le esigenze delle imprese e di chi vi lavora."
 
"Purtroppo - attacca ancora l'AITI - queste non sono le prime decisioni della politica e delle istituzioni di questo Cantone che di fatto vanno a penalizzare l'attività economica e d'impresa. Nel caso in questione, come è stato in precedenza, intendiamo a breve termine informare le autorità federali delegate ai compiti di controllo della migrazione e richiedere una loro presa di posizione in merito, in quanto a nostro giudizio le decisioni prese a livello cantonale sulla migrazione ledono il diritto federale e gli accordi internazionali sottoscritti dalla Svizzera in materia di libera circolazione delle persone. In seconda battuta prossimamente è previsto un incontro fra le principali organizzazioni economiche e l'Ufficio cantonale della migrazione, da noi sollecitato, allo scopo di discutere e verificare le procedure che saranno introdotte prossimamente dal Cantone."
 
Ma non è tutto perché, come detto, l'AITI è pronta a scatenare una battaglia a tutto campo: "Non lasceremo nulla di intentato, dovesse costarci anche di ricorrere ai tribunali, per impedire che le imprese di questo Cantone e le loro collaboratrici e collaboratori debbano subire ulteriori e ingiustificate discriminazioni. Il controllo dei flussi migratori è doveroso ma ciò non può tradursi nell'adozione di misure e procedure che di fatto sono tese a impedire che le aziende di questo Cantone assumano manodopera estera."
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