POLITICA E POTERE
"Non è la posizione degli industriali ma quella di Stefano Modenini. Ho anche provato a telefonargli ma non mi ha richiamato". Norman Gobbi entra duro nella polemica scatenata da AITI contro il Dipartimento Istituzioni
Scoppiettante replica del Consigliere di Stato leghista alle dure critiche degli industriali ticinesi in merito alla "ristrutturazione" del suo Dipartimento: "È una riorganizzazione sia tecnica che politica. La procedura che metteremo in atto risponderà alle necessità dello Stato di effettuare controlli in maniera efficace, mentre alle aziende di avere procedure più efficienti e aderenti alle loro necessità. Quindi, Modenini scrive senza conoscere appieno il progetto e questo è il peggio"
Norman Gobbi, gli industriali ticinesi (clicca qui) hanno sferrato un duro attacco contro la riorganizzazione del DI da lei proposta, annunciando battaglia, sia rivolgendosi all'autorità federale che, se del caso, anche ai tribunali. Come commenta?
 "Più che la posizione degli industriali o del mondo dell’economia ticinese ritengo si tratti della posizione di Stefano Modenini (direttore di AITI, ndr.). La scorsa settimana i partner dell’Ufficio della migrazione, quindi anche AITI, hanno ricevuto una lettera dettagliata da parte del mio Dipartimento in cui veniva illustrato il nostro piano d’azione. Vi dirò di più: ho anche provato a telefonare Stefano Modenini ma non sono mai stato richiamato. Segnali positivi mi sono poi giunti da Camera di Commercio e Società degli impresari costruttori che incontrerò nelle prossime settimane".
 
Nel merito. AITI parla di "lesione del diritto federale e dell'accordo di libera circolazione", di "ulteriori e ingiustificate discriminazioni ai danni di imprese e collaboratori".  Sono accuse molto gravi. Quali argomenti contrappone? Teme che la via bernese o quella giudiziaria possa fermare la sua riorganizzazione? Pensa di aprire a questo punto un dialogo con il mondo dell'economia per evitare la rottura totale?
"Con la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione saranno eseguiti dei controlli mirati da parte della Polizia cantonale unicamente (e ribadisco unicamente) sull’autenticità dei documenti d’identità dei frontalieri  che chiedono il rilascio di un nuovo (e ribadisco nuovo) permesso. Per il resto la procedura elettronica che abbiamo creato agevolerà le aziende e i datori di lavoro: i lavoratori per esempio non dovranno più assentarsi dal posto di lavoro per recarsi agli sportelli. Come ho detto, nelle prossime settimane incontreremo i rappresentanti del mondo economico e sindacale: esporremo loro, in tutta trasparenza, il progetto che verrà implementato dal 1. aprile prossimo".
 
Scrive AITI: "Purtroppo queste non sono le prime decisioni della politica e delle istituzioni di questo Cantone che di fatto vanno a penalizzare l'attività economica e d'impresa". Solo una provocazione oppure c'è un fondo di verità in questa critica?
"La procedura che metteremo in atto risponderà alle necessità dello Stato di effettuare controlli in maniera efficace, mentre alle aziende di avere procedure più efficienti e aderenti alle loro necessità. Quindi, Modenini scrive senza conoscere appieno il progetto e questo è il peggio".
 
Infine, l'ultima critica degli industriali: "Il controllo dei flussi migratori è doveroso ma ciò non può tradursi nell'adozione di misure e procedure che di fatto sono tese a impedire che le aziende di questo Cantone assumano manodopera estera". Nella riorganizzazione del suo Dipartimento c'è stato anche questo ragionamento di tipo politico - che fatto da un ministro leghista non sarebbe peraltro neppure sorprendente - oppure il suo è stato un approccio unicamente "tecnico" alla materia?
"Tecnico e politico. Tecnico nel fare di più con risorse uguali o inferiori, politico nel  rispondere alle richieste di più controllo sui permessi, sulle procedure e sui precedenti penali o fallimentari".
 
 
 
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