POLITICA E POTERE
Inchiesta sui falsi permessi, scatta una seconda interrogazione: UDC e AreaLiberale pongono 8 domande al Governo: "Esistono controlli di sicurezza preventivi sui documenti rilasciati agli utenti? Se sì, come funzionano? Ci sono altri uffici cantonali a ri
Intanto si delineano i contorni dell’inchiesta e i rapporti tra le 5 persone arrestate
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Falsi permessi di dimora, Sabrina Gendotti interroga il Governo: "Quanti casi di corruzione sono stati scoperti negli ultimi cinque anni nell'Amministrazione cantonale? E quali misure preventive sono state intraprese?"

09 FEBBRAIO 2017
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Falsi permessi di dimora, Sabrina Gendotti interroga il Governo: "Quanti casi di corruzione sono stati scoperti negli ultimi cinque anni nell'Amministrazione cantonale? E quali misure preventive sono state intraprese?"

09 FEBBRAIO 2017
BELLINZONA – “L’ultima triste vicenda che vede coinvolti alcuni funzionari cantonali corrotti è particolarmente allarmante anche sul piano della sicurezza interna del nostro cantone”. Inizia così il testo dell’interrogazione presentata da Tiziano Galeazzi a nome dal gruppo LaDestra (UDC e AreaLiberale) dopo l’inchiesta che ha smantellato una rete dedita al commercio di permessi di dimora.

“I permessi venivano rilasciati ad altre persone, di cui si cambiava, in alcuni casi la fotografia e si parla di almeno venti casi che sarebbero stati accertati – si legge nell’atto parlamentare -. Fortunatamente le nostre istituzioni hanno dimostrato di avere gli anticorpi scoprendo e denunciando colpevoli. Tuttavia qualche giorno fa, l’Agenzia di informazioni e sicurezza esterna italiana “AISE” (l’ex Sismi, il servizio segreto informativo militare) ha lanciato l’allarme su migliaia di documenti di varia natura, vedi passaporti, patenti di guida, permessi di soggiorno di vari Stati europei e non, messi in vendita sul “deep web” e che vengono acquistati anche da elementi del radicalismo islamico. Queste informazioni sono conosciute anche dai nostri servizi d’intelligence federali (SIC), i quali sensibilizzano sempre più l’opinione pubblica, mettendola in guardia sulle varie forme di criminalità internazionale e il loro agire”.

I deputati chiedono quindi al Consiglio di Stato:

- Esistono, nella gestione ordinaria, dei controlli di sicurezza preventivi, da parte dei funzionari, sui documenti da rilasciare agli utenti?

- Se sì, quali e con quale frequenza e con quali procedure si interviene?

- Vi sono altri uffici dell’Amministrazione Cantonale a rischio di furto di documenti sensibili ?

- Se si, esistono dei controlli incrociati e quali sono stati quelli implementati?

- 2002: Progetto pilota di servizio del controllo interno al cantone (compliance) come mai non ha funzionato e come mai non è stato sviluppato o introdotto un servizio analogo ma comunque sempre utile alla sicurezza?

- Non sarebbe il caso di rendere elettronici e quindi tracciabili elettronicamente i permessi di lavoro, dimora, patenti di varia natura e tutti i documenti ufficiali invece di erogarli nel solo formato cartaceo?

- Quali tipi di classificazione per l’accesso da parte del personale ci sono per questo genere di documenti (in parte elencati sopra)  sensibili? Nel caso non ci fossero, come vorrebbe proteggersi nell’immediato futuro il Consiglio di Stato?

- Il Consiglio di Stato riterrebbe opportuno richiedere, con i propri rappresentanti, in seno alle società partecipate (laddove si partecipa finanziariamente con soldi pubblici) di adottare misure più severe di “controlling/compliance” e sicurezza affinché si eviti quanto successo?

IL PUNTO SULL'INCHIESTA

Intanto si delineano i contorni dell’inchiesta: il 25enne di origine kosovara protagonista del caso, che aveva creato una finta impresa edile, ha agito con la complicità del funzionario 28enne dell’Ufficio migrazione – noto nel Bellinzonese per aveva vestito la maglia dell’Ac Bellinzona – e della sua compagna, che lavorava nello stesso ufficio fino al licenziamento avvenuto nel 2015 per motivi disciplinari. Secondo la Regione il terzetto avrebbe agito così: quando un titolare di permesso B si sposta fuori cantone o lascia la Svizzera, deve ritornare il documento. Documento che gli imputati però conservavano e, dopo un cambio di fotografia, rivendevano ‘come nuovo’. Si parla di cifre superiori ai duemila franchi, la metà dei quali sarebbe finita nelle tasche del dipendente del Cantone.

La ventottenne, difesa dall’avvocato Andrea Del Fante, si è per contro dichiarata innocente. I contatti fra i tre si sarebbero interrotti la scorsa estate, quando in giugno il presunto corruttore è andato in Kosovo, dove è stato arrestato e processato per un giro di passaporti falsi.
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