POLITICA E POTERE
In un'inchiesta antimafia degli inquirenti calabresi che ha portato all'arresto di 48 persone spunta il nome dell'ex deputato leghista Luciano Poli. E c'è anche una donna che gestisce in Ticino i contatti per conto dell'emissario delle cosche, Massimo Col
Nel corso di uno dei viaggi in Calabria, affermano gli inquirenti, Poli si incontrerà a cena in un noto locale di Le Castella con il boss Nanà Trapasso. Ma alla fine Colosimo e Poli entrano in rotta di collisione e si accusano reciprocamente per il fallimento dell'operazione
Foto: TiPress/Gabriele Putzu
CATANZARO – In un’inchiesta antimafia della Procura di Catanzaro spunta il nome dell’ex deputato leghista Luciano Poli. Lo scrive oggi il Caffè, pubblicando un articolo firmato dalla giornalista calabrese Alessia Truzzolillo.

La cosca Trapasso voleva investire oltre confine, in Svizzera in particolare. E per farlo aveva bisogno di un fiduciario pronto a spostarsi in territorio elvetico e di un "gancio", un consulente capace di muoversi in Ticino e risolvere ostacoli burocratici.

È in questo quadro che, dalle indagini della Squadra mobile di Catanzaro coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e dal procuratore capo Nicola Gratteri, emerge il nome di Poli, che fu in Gran Consiglio fino a 10 anni fa.

L’inchiesta, battezzata "Bordeland", in novembre ha portato all’arresto di 48 persone ritenute affiliate al clan Trapasso di San Leonardo di Cutro, nel Crotonese. Poli ha compiuto due viaggi in Calabria al seguito di Massimo Colosimo, di origine calabrese ma residente a Parma, anche lui arrestato in novembre.

“L’idea di Leonardo Trapasso, detto Nanà, primogenito del boss Giovanni, era quella di "investire oltre frontiera il denaro proveniente dalle attività illecite o para-lecite del sodalizio, attraverso l’acquisizione diretta, tramite interposta persona, di attività commerciali o l’aggiudicazione di appalti ad imprese edili riconducibili al medesimo Massimo Colosimo".

E nel corso di uno dei viaggi in Calabria, Poli si incontrerà a cena in un noto locale di Le Castella proprio con Nanà Trapasso, scrive la giornalista.

Colosimo ha anche un altro aggancio in Ticino, una donna che intrattiene i rapporti con Poli e che a un certo punto avverte Colosimo che Poli "lo aspetta per accompagnarlo all’Ufficio stranieri per firmare i contratti". Si tratta probabilmente dei contratti per la costruzione di un capannone che giustificavano la richiesta del permesso per soggiornare in Ticino.

Gli investigatori registreranno parecchi contatti tra la cittadina svizzera, Massimo Colosimo e Luciano Poli che, stando agli investigatori, si aspettava da giù "quel favore che aveva richiesto, lasciando facilmente intendere che gli accordi tra le parti, ovvero tra la cosca di Cutro e l’emissario svizzero, prevedevano una reciprocità non ancora completamente realizzata".

È il 27 novembre 2013 quando Colosimo e la donna parlano al telefono mentre lei sta aprendo la posta. "Ti stavo guardando la posta, se è arrivato qualcosa, perché dovrebbero arrivare i permessi di soggiorno”, gli dice.

In effetti si tratta del documento atteso, stando alla registrazione telefonica effettuata dagli inquirenti sul numero di Colosimo.

Ma quest’ultimo si dimostra incapace di portare a termine il compito che il clan gli ha affidato.

“Lo stesso Poli – si legge nell’articolo - in un messaggio si lamenta dei continui ritardi di Colosimo che non aveva ancora presentato l’offerta concordata e "si sarebbe trovato costretto ad affidare l’incarico per la realizzazione della costruzione ad altra azienda, considerato che aveva anche mandato delle raccomandate al nuovo indirizzo svizzero dell’imprenditore di Parma, senza avere alcun riscontro". Colosimo invece contatterà il boss Nanà Trapasso per spiegargli che l’affare non va in porto per colpa di Poli (dai due chiamato "Lucio Dalla"). In un’intercettazione si legge: "Scrive e sbaglia!! Legge e sbaglia! Porta una carta e sbaglia! È buono per buttarlo nell’immondizia...".

Alla fine l’investimento nel capannone sfumerà e la cosca invierà un altro uomo in Svizzera per chiudere l’affare e riprendere i soldi anticipati.

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