Evadendo tre inoltrate dal deputato in Gran Consiglio Matteo Pronzini negli scorsi mesi, “il Consiglio di Stato ha ritenuto importante un richiamo generale affinché gli atti parlamentari continuino ad essere uno strumento di esercizio dell’alta vigilanza, ma nei modi opportuni. Tale richiamo non intende assolutamente limitare la libertà ed il diritto del Parlamento e dei suoi membri di porre domande di interesse pubblico, né tantomeno impedire un giudizio anche severo sull’attività del Governo e dell’Amministrazione, ma è fondamentale che richieste e dubbi vengano formulati utilizzando un registro adeguato, senza illazioni e strumentalizzazioni. Nel caso specifico viene ritenuto inammissibile che un alto funzionario – segnatamente il Medico cantonale, sicuramente fra i funzionari pubblici maggiormente sollecitati – nel contesto di attacchi isolati per origine ma reiterati nel tempo attraverso numerosi atti parlamentari, nel corso delle ultime due settimane venga definito con i seguenti epiteti: “negligente”, “con poca voglia di fare”, “assente”, “superficiale” e “incompetente”.