"Siamo tutti razzisti?", il titolo che apre l'articolo seguito da alcune domande legate all'attualità: "Quando vedi sugli schermi i barconi che, dall’Africa, dal Magreb, dal vicino Oriente iniettano in Europa emigranti, che, come se la cosa fosse organizzata, vengono a ripararsi sotto il manto del nostro «buonismo», forse protetti anche dalla nostra onesta bontà o dai dettami dei nostri politici che non sanno fare calcoli di demografia, cosa pensi?"
E ancora: "Quando incominceremo a credere alle cronache dalla Svezia, dal Belgio, dall’Olanda, della Francia ecc., di polizie che non hanno più il coraggio di entrare in alcuni quartieri per non farsi ammazzare gratuitamente? Non vuoi incominciare a pensare che sotto sotto ci sia un disegno al quale si pensa, ma del quale non è «politically correct» parlare? Il problema incomincia a crescere quando ci si rende conto di ospitare, più che una nuova religione, un credo politico di importazione esotica che ha come scopo di sostituirsi col tempo alla nostra democratica costituzione, conquistata e raffinata con secoli di pacifica convivenza tra gente geograficamente di stirpi e lingue differenti.Non è che facciamo sempre più fatica a non diventar razzisti, perché ciò non è bene?".