Il Consiglio della Magistratura ha deciso di sanzionare il procuratore dimissionario per l'ormai celebre lettera. Ma lui non arretra di un centimetro: "Difendo il contenuto e il tenore del mio scritto. Proprio perché non parlo a vanvera non intendo tacere. Fino all’ultimo difenderò dunque il mio operato nelle sedi opportune"

Ma Corti - come rivela RSI che ha anticipato la notizia - ha deciso di impugnare la decisione emessa, rivolgendosi alla Commissione di ricorso sulla magistratura: “Difendo il contenuto e il tenore della mia lettera. La facoltà di critica è un diritto sacrosanto e sanzionarne l’uso corretto, che non scada nell’invettiva o nella sterile polemica, è un bavaglio che non può essere tollerato in una società democratica. Lamentare malfunzionamenti e disfunzioni è invece un dovere per chi ha a cuore lo Stato, le istituzioni e i cittadini. Proprio perché non parlo a vanvera non intendo tacere. Fino all’ultimo difenderò dunque il mio operato nelle sedi opportune.”
Il Consiglio della Magistratura, riferisce sempre la RSI, ha per contro deciso di archiviare l’altra questione sul tavolo: la segnalazione che il procuratore generale John Noseda aveva inoltrato cioè, nell’estate del 2016, per la gestione degli incarti affidati a Corti.