Il vicepresidente dell'UDC risponde al nostro articolo: "Se colpissero obiettivi governativi e militari, questi atti potrebbero essere in parte “giustificabili”. Invece..."

Non si tratta di una proposta politica, ma di un pensiero, un’opinione che ho espresso pubblicamente sulla mia bacheca, come ho sempre fatto e come continuerò a fare. Una provocazione, perché di questo si tratta, che sia poi notevolmente difficile praticarla, se non impossibile, nessuno lo mette in dubbio. Sono il primo a crederlo. Ma sono anche uno dei tanti cittadini che vorrebbe vedere la comunità europea musulmana moderata prendere finalmente di petto la situazione critica in cui versa tutto il continente dal punto vista del fondamentalismo islamico.
Invece siamo ancora spettatori di situazioni come quella avvenuta alla Moschea di Winterthur di recente, dove due persone sono state sequestrate all’interno della stessa e percosse solo perché avevano denunciato ai media a suo tempo ciò che succedeva al suo interno (e non si parla di “bagatelle”…). I fatti li conoscono tutti, e se non fosse stato per questi due individui non sarebbe trapelato mai nulla. Eppure, membri della loro comunità hanno pensato bene di fargliela pagare aggredendoli. Un’azione che non fa che gettare ulteriori ombre sulla comunità.
-Quanti casi simili ci stanno passando sotto gli occhi?
-Quanti fatti restano ben coperti dal silenzio della comunità musulmana europea?
-Quanto è sopportabile ancora l’omertà che aleggia tra i musulmani che sono a conoscenza di comportamenti estremi da parte di membri della loro comunità?
Questo è il punto focale della mia presa di posizione. Sono infatti due i problemi con cui sono confrontate le autorità per combattere quella che ormai possiamo definire guerra non convenzionale: la scarsa collaborazione delle comunità islamiche e la scarsità di mezzi e basi legali per combattere il terrorismo. Non ci servono autorità religiose dall’altra parte del mondo che invochino la fine delle violenze, serve che i cittadini comuni di fede musulmana in Europa escano allo scoperto ed esprimano il loro dissenso contro queste barbarie in modo chiaro e forte e che collaborino attivamente e, soprattutto, proattivamente nel combattere il terrore che gli integralisti islamici stanno instaurando nel continente. Confermo inoltre che queste richieste sono sì fatte da innocenti, perché non credo proprio che tutti quelli che sono morti sinora a causa di questi criminali che agiscono al grido di “Allahu Akbar” siano colpevoli di chissà quali crimini elencati nell'articolo, tanto meno i giovani e i bambini periti nel attentato alla Manchester Arena. Tanto meno io. Se colpissero obiettivi governativi e militari, questi atti potrebbero essere in parte “giustificabili”. Invece, tutte le vittime dei loro attentati sono semplici e innocenti cittadini. E qui lo ribadisco: o rompono il silenzio, o sarà sempre più difficile tenere a freno il dubbio che già serpeggia nel continente su un ipotetico loro concorso nei crimini commessi dai fondamentalisti islamici. E le conseguenze sarebbero imprevedibili.
L’altro problema che ho citato è dettato dai scarsi mezzi affidati alle forze dell’ordine per combattere questo fenomeno, una scarsità di mezzi dettata da un garantismo imperante e che non ci permette di controllare, arrestare e espellere questi estremisti islamici dai nostri territori. Siamo al paradosso che bisogna garantire dei diritti a dei mostri che non rispettano quelli degli altri, il diritto alla vita e all'integrità in primis. Mentre bisognerebbe approntare leggi straordinarie per trattare gli individui che rappresentano un rischio per la sicurezza pubblica.
In ogni caso è inaccettabile che si rendano colpevoli e si addossino responsabilità a dei cittadini innocenti d’Europa per azioni commesse da altri, perché sono certo che Saffie non aveva ordinato alcun bombardamento in Medio Oriente per meritarsi di morire a 8 anni.
*vicepresidente UDC