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Ultimo aggiornamento: 19.02.2019 13:53
Politica e Potere
20.01.2019 - 14:000

Da Argo ai Dipartimenti frammentati. Tra chi vuole il maggioritario e chi chiede più dialogo

Secondo il rapporto della CPI, ogni Consigliere di Stato agisce a sé. I capogruppo e i presidenti commentano. Agustoni: "Se si porta un problema in Governo, il giorno dopo è sui giornali perchè il collega vuol mettere in difficoltà l'altro"

BELLINZONA – Ognuno che agisce per sé, per mancanza di fiducia, per il timore che il giorno dopo i problemi siano sui giornali. Soluzioni? Comunicare di più, oppure pensare a un nuovo sistema elettorale, puntando sul maggioritario. È quanto emerge da un giro di opinioni del Caffè.

Si parte da una conclusione del rapporto su Argo 1 da parte della CPI (per cui c’è in essere una denuncia per la fuga di notizie): “La problematica era per lo meno conosciuta. Ma si è lasciato che venisse gestita unicamente a livello parlamentare, senza una concreta consapevolezza governativa", è il passaggio che fa discutere.

"Effettivamente anche su altri temi si è notato un forte diparti mentalismo. Penso ad esempio alla riforma della scuola, che almeno nella proposta iniziale aveva una forte impronta del consigliere di Stato socialista. O penso alla proposta di rimborso delle imposte di circolazione, presentata da Norman Gobbi prima di averne parlato in governo. Collegialità significa discutere insieme dei temi, combinare le sensibilità dei cinque consiglieri di Stato e poi annunciare il progetto", conferma Alex Farinelli, capogruppo liberale.

“Non mi sembra che l’esecutivo agisca in modo disordinato, ma capita spesso che i singoli ministri facciano delle fughe in avanti che poi vincolano il governo, come il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali che annuncia la possibile rinuncia all’incasso retroattivo della tassa di collegamento o il direttore del DECS Manuele Bertoli che propone l’obbligo scolastico fino ai 18 anni di età", afferma Maurizio Agustoni, suo omologo pipidino. Che rilancia il tema elettorale: "sono idee che vengono lanciate ragionando nell’ottica del proprio elettorato di riferimento, ma che forse avrebbero dovuto essere discusse in governo prima di essere divulgate al pubblico". Per poi rimarcare: "Se arrivo in governo con un problema e il giorno dopo lo vedo sul giornale perché un mio collega ha voluto mettermi in difficoltà, allora preferisco risolverlo internamente. Perché alla base della collegialità, ci deve essere la fiducia".

Per Daniele Caverzasio della Lega "sta alla sensibilità del singolo ministro capire quali argomenti vanno condivisi con i colleghi. Se uno non comunica i problemi agli altri, vuol dire che se ne assume la totale responsabilità".

Durisch del PS sostiene che Beltraminelli avrebbe dovuto comunicare agli altri colleghi il problema di Argo. Ma allargando il discorso, cosa si potrebbe fare?

Duro il commento del presidente pipidino Fiorenzo Dadò: "Ognuno fa marketing per se stesso. È un continuo mettersi in mostra che danneggia pesantemente l’istituzione e la collegialità. Si potrebbe pensare a una rotazione dei dipartimenti, come avviene in Consiglio federale, oppure valutare di introdurre il sistema maggioritario, in modo da non avere più un governo così frazionato".

D’accordo con lui il liberale Bixio Caprara. "Quattro partiti in Consiglio di Stato sono troppi. Soprattutto se tra questi partiti c’è chi gioca a fare l’opposizione. È un problema sempre più evidente, che frena l’azione di governo"

Contrario il presidente socialista Igor Righini, "già oggi con il proporzionale abbiamo una maggioranza di destra che fa una politica di tagli alla spesa pubblica e alla socialità", che nel caso specifico di Argo punta il dito su Beltraminelli. 

Lorenzo Quadri punta invece sul dialogo, pur riconoscendo la frammentarietà del Consiglio di Stato. “Per come è strutturato il governo, ognuno tende a coltivare il proprio orticello e a preoccuparsi soprattutto di quello che succede in casa propria. C’è una certa difficoltà ad avere una visione d’insieme. Ma per ovviare a questo problema basterebbe che i singoli consiglieri di Stato si impegnassero a parlare tra di loro, a condividere i problemi e collaborare per risolverli".

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