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Ultimo aggiornamento: 19.09.2019 20:35
Politica e Potere
05.06.2019 - 15:500

La proposta di Piero Marchesi: "Un credito quadro per le funivie. Sono importanti per il nostro turismo"

Il presidente dell'UDC e altri nove deputati inoltrano una mozione al Governo chiedendo di "elaborare un credito quadro di almeno 4 anni per il sostegno finanziario alle varie stazioni di risalita che operano a scopi turistici"

BELLINZONA – “Sosteniamo le destinazioni turistiche estive ticinesi con impianti a fune”. È quanto chiedono, in sostanza, il presidente dell'UDC Piero Marchesi e altri nove deputati tramite una mozione inoltrata al Consiglio di Stato. Concretamente, Marchesi e cofirmatari propongono di "elaborare un credito quadro di almeno 4 anni per il sostegno finanziario alle varie stazioni di risalita ticinesi che operano a scopi turistici nella stagione estiva adottando il principio di sussidiarietà".

Nella mozione Marchesi spiega che "nel Messaggio governativo si leggono alcune considerazioni interessanti circa l’impatto economico delle varie stazioni di risalita sul territorio regionale e cantonale, in particolare nelle  conclusioni. “Malgrado durante l’intero periodo 2011/12 – 2015/2016 tutte le entità proprietarie e che gestiscono i cinque impianti di risalita al beneficio di contributi cantonali hanno generato complessivamente più di 10 mio di franchi di perdite (al netto dei sussidi), uno specifico approfondimento in merito all’impatto economico degli stessi ha dimostrato come per ogni franco dato alle stazioni sciistiche sotto forma di sussidio cantonale venga generata (in Ticino) una produzione lorda di 14 franchi (effetto moltiplicatore)".

"L’offerta turistica ticinese – si legge nella mozione – è molto articolata e caratterizzata da molte destinazioni con impianti di risalita gestiti da aziende parapubbliche, associazioni o società anonime spesso e volentieri composte da azionisti pubblici. Dietro queste organizzazioni c’è spesso sacrificio, volontariato e l’obiettivo di voler mantenere un’offerta turistica anche di nicchia, che però nel complesso permette di proporre una variegata panoramica cantonale. Anche per quanto attiene le destinazioni con impianti a fune che operano prevalentemente nella stagione più calda - perché per tradizione sono così state concepite o perché negli anni hanno limitato all’estate le attività che un tempo erano invece prevalentemente invernali - soffrono per gli elevati costi di manutenzione sugli impianti a fune per rispettare le direttive imposte dall’Ufficio Federale dei Trasporti (UFT)".

E ancora: "I costi di manutenzione di questi onerosi impianti raggiungono facilmente il 30-45% del totale dei costi imputabili agli impianti di trasporto a fune e nella maggior parte dei casi, soprattutto per quelle destinazioni che non godono di un numero di clienti particolarmente alto (numero passaggi) principalmente per il fatto di essere discosti dai centri urbani, non generano abbastanza cash flow per coprire questi costi. Anche a seguito della diminuzione generale del turismo ticinese, diverse destinazioni con impianti a fune hanno lamentato forti difficoltà nel far quadrare i conti, in particolare proprio per i costi elevati generati dagli impianti di trasporto".

"Il valore aggiunto fornito da queste destinazioni al turismo ticinese è di difficile quantificazione, ma è piuttosto scontato che se dovessero venire a mancare alcune attività di trasporto persone sulle varie vette ticinesi (seggiovie, teleferiche, funivie, ecc.), verrebbe meno un prezioso introito a tutto quanto ruota attorno all’attività turistica, quali alberghi, ristoranti, B&B, piccoli e medi commerci e artigiani".

Il presidente UDC e cofirmatari sostengono che "per evitare una riduzione dell’offerta turistica cantonale, generata anche dalle destinazioni di montagna con impianti di trasporto persone a fune, è utile fare una riflessione sulla necessità di un sostegno da parte dello Stato atto a coprire una parte dei costi legati alla manutenzione degli impianti di trasporto, così da garantirne la continuità dell’esercizio e la sicurezza degli stessi".

"Va pure ricordato – conclude il testo –  che il Parlamento aveva concesso il credito quadro alle stazioni invernali vincolandole però ad offrire anche attività nella stagione estiva. Le stazioni che invece operano solo in estate, o che hanno invece già convertito le stazioni invernali in estive, non beneficiano di alcun sostegno, seppur anch’esse debbano sostenere degli importanti costi per la manutenzione e la messa in sicurezza degli impianti di risalita".

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