POLITICA E POTERE
Max Ay il ti-cinese. Il deputato racconta il suo viaggio politico a Pechino
"Il mio soggiorno in Cina sta volgendo al termine: per una decina di giorni ho potuto toccare con mano la realtà di un paese gigantesco e complesso ma stupendo"

Di Massimiliano Ay (da Facebook) *

Il mio soggiorno in Cina sta volgendo al termine: per una decina di giorni ho potuto toccare con mano la realtà di un paese gigantesco e complesso ma stupendo, con una popolazione estremamente ospitale e con potenzialità di sviluppo incredibili. Le riunioni politiche si sono intercalate a visite guidate a siti produttivi e villaggi rurali senza dimenticare le sedi territoriali del Partito Comunista Cinese e i poli accademici e di ricerca.

Atterrati a Pechino, decolleremo poi per il rientro in Svizzera da Shanghai dopo essere passati per Bijie, Guiyang, Nanchino, ecc. A Pechino ci siamo riuniti con i compagni italiani del Partito Comunista (Italia), del Partito della Rifondazione Comunista e del PCI - Partito Comunista Italiano con cui abbiamo condiviso varie visite, ma in loco erano presenti anche altre delegazioni estere con cui ci siamo intrattenuti: Deutsche Kommunistische Partei - DKP, Communist Party of Great Britain - Marxist Leninist, ecc.

Nei prossimi giorni pubblicherò alcune foto sulle varie tappe di questo viaggio che ha aperto una nuova fase nella politica delle relazioni internazionali del Partito Comunista - Svizzera inaugurata nel 2012 con il motto maoista “che cento fiori fioriscano, che cento scuole di pensiero si confrontino”. Da almeno una dozzina d’anni come comunisti svizzeri abbiamo teorizzato la necessità imprescindibile per i marxisti del XXI secolo di aprirsi alla Cina (nonostante la visione infantile che ne ha certa estrema sinistra europea), ma è solo con il periodo pandemico che siamo riusciti ad aprire realmente dei canali non solo ufficiali ma soprattutto solidi, di dialogo effettivo, con Pechino che ad oggi sono sempre più diversificati.

Quando in piena campagna elettorale abbiamo poi ricevuto l’invito del PCC l’abbiamo quindi colta al volo e ci siamo subito impegnati a selezionare una delegazione che fosse qualificata e rappresentativa del nostro Partito. L’esito è, a questo punto, senza dubbio positivo, il prestigio che il nostro “piccolo” PC si è saputo ritagliare a livello internazionale è - inutile negarlo - una grande responsabilità e costa fatica, ma è soprattutto motivo di orgoglio e di prospettiva futura: l’ho visto dall’entusiasmo e dall’emozione dei delegati più giovani che mi accompagnavano e dalla sicurezza dei compagni cinesi di costruire quella che il presidente Xi Jinping chiama la comunità umana dal futuro condiviso. Come scrivevo tempo fa: il multipolarismo è una rivoluzione (non un pranzo di gala)!

* deputato in Gran Consiglio Partito comunista

 

 

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