POLITICA E POTERE
The winner is... Vladimir Putin
L'analisi di Federico Rampini che spiega i motivi per cui il leader russo è il vincitore di questo 2023

Un vincitore del 2023? Federico Rampini, editorialista del Corriere della Sera, non ha dubbi: è Vladimir Putin. Il 2023 sembrava cominciato male per lui: “All’inizio dell’anno in Occidente circolavano a fasi alterne voci su una sua presunta malattia”.

Ma la seconda metà del 2023, scrive Rampini, “ha visto risalire le quotazioni di Putin in diversi modi (forse anche per questo abbiamo smesso di dar credito a voci su malattie o dissensi e congiure nella nomenclatura). Il fronte ucraino sembra essersi stabilizzato, per così dire: alimentando scenari di una guerra di posizione, combattuta in trincea e proiettata su tempi lunghi. Se è così, la Russia torna ad essere favorita per la semplice superiorità sia militare sia demografica”.

Non solo: le sanzioni contro l’aggressore, prosegue il giornalista, “non hanno mai sortito gli effetti che alcuni speravano in Occidente — ingenuamente, visto che di sanzioni non sono morti neppure regimi autoritari in Paesi più piccoli e più poveri come Cuba, Corea del Nord, Iran, Venezuela. Nel caso della Russia, l’appoggio economico della Cina è stato formidabile; vi si sono aggiunte le scelte fatte dall’India, dalla Turchia, dal mondo arabo e da tutto il Grande Sud globale, di non applicare le nostre sanzioni. In queste condizioni, ben diverse dall’isolamento in cui lo abbiamo descritto noi, Putin ha potuto riorganizzare il Paese sotto le regole di una economia di guerra, dirottando la massima parte delle entrate energetiche verso la produzione di armi”. 

Sul fronte opposto, annota Rampini, “gli aiuti militari americani sono sempre stati un passo indietro, e con molti mesi di ritardo, quando si trattava di fornire agli ucraini armamenti davvero avanzati che possano fare la differenza sul campo”.

Il finale positivo del 2023 per Putin, conclude Rampini, è stato segnato da alcuni eventi internazionali, come gli scambi di visite tra Russia e Cina che hanno cementato un’alleanza di ferro: “Certo nel lungo termine questo trasformerà la Russia in uno Stato-vassallo colonizzato dal gigante cinese (che ha un Pil dieci volte superiore). Ma intanto i prodotti occidentali che scarseggiano a Mosca vengono sostituiti da un’invasione di «made in China» e il consumatore si adatta”.

Inoltre, il conflitto in Medio Oriente ha distolto attenzione politica, risorse di intelligence e aiuti militari americani dall’Ucraina verso Israele.

Insomma, il giornalista ammette a malincuore che, per ora, ha vinto Putin, che forse “interpreta una continuità storica con gli Zar e Stalin che ha radici in una patologia di quel popolo, e quindi ha capito la Russia molto meglio di noi”.

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