Dopo l’aggressione che ha mandato un diciannovenne in cure intense, l'UDC interroga il Municipio: “La repressione non basta”

LUGANO – Capire da dove nasce la violenza giovanile, verificare se le misure introdotte negli ultimi anni abbiano realmente funzionato e rafforzare la prevenzione. È quanto chiede l’UDC di Lugano con un’interrogazione indirizzata al Municipio, il cui primo firmatario è il consigliere comunale Stefano Gambazzi. A riportare prepotentemente il tema al centro del dibattito è la recente aggressione subita da un diciannovenne all’uscita di un locale notturno. Il giovane, colpito con estrema violenza, è finito in cure intense.
“I giovani devono poter uscire e incontrarsi senza rischiare di finire in ospedale”, affermano i firmatari. L’episodio, secondo l’UDC, dimostra quanto possano essere gravi le conseguenze di queste aggressioni e quanto sia urgente intervenire prima che accadano.
Tante misure, ma quali risultati?
Il documento ripercorre i numerosi atti parlamentari presentati negli ultimi anni sulla sicurezza cittadina. Dal Parco Ciani alla pensilina, dalla Foce alle vie del centro: interrogazioni e interpellanze alle quali il Municipio ha risposto annunciando o illustrando diversi provvedimenti. Tra questi figurano il rafforzamento dei pattugliamenti e l’attività del gruppo interdivisionale dedicato al disagio giovanile, operativo dalla fine del 2023.
Ora l’UDC vuole sapere quali misure siano state effettivamente realizzate e, soprattutto, quali risultati abbiano prodotto. Al Municipio viene chiesto di presentare anche l’evoluzione degli episodi di violenza giovanile registrati dal 2022, distinguendoli per età delle persone coinvolte, tipologia, luogo e fascia oraria. L’obiettivo, tuttavia, non è soltanto contare gli episodi. I consiglieri comunali chiedono di approfondirne le cause, verificando il peso dei conflitti tra gruppi, del consumo di alcol o altre sostanze e delle difficoltà personali e familiari. “La sola repressione non basta: servono ascolto, educazione e interventi sociali che aiutino a cambiare questi comportamenti, mantenendo chiara la responsabilità di chi commette violenze”.
“Da dove arrivano i giovani coinvolti?”
Un capitolo centrale riguarda la provenienza dei presunti autori delle aggressioni. L’UDC chiede dati aggregati, senza riferimenti a singole persone, per sapere quanti risiedano a Lugano, nel resto del Ticino, in altri Cantoni oppure all’estero. Il tema era già stato sollevato in un’interpellanza del 2025. Il gruppo vuole quindi sapere se nel frattempo siano stati condotti ulteriori approfondimenti. Secondo i firmatari, la presa a carico sociale ed educativa dei giovani provenienti da fuori città non può ricadere esclusivamente su Lugano. Da qui la richiesta di chiarire quali collaborazioni siano già attive, o potrebbero essere sviluppate, con autorità e servizi di altri Comuni, Cantoni o Paesi. Particolare attenzione viene riservata anche ai giovani coinvolti ripetutamente in episodi violenti. L’interrogazione domanda se esista un sistema coordinato tra autorità e servizi competenti, quali percorsi educativi e sociali vengano proposti e come ne venga misurata l’efficacia.
L’UDC invita inoltre il Municipio a studiare le esperienze di altre città svizzere ed europee, individuando progetti di prevenzione che abbiano già dimostrato risultati concreti e valutandone l’applicazione a Lugano. Al Municipio viene chiesto se sia disposto a potenziare gli interventi sociali ed educativi esistenti o a sperimentarne di nuovi, indicando risorse, costi e tempi di attuazione. L’interrogazione torna infine sulla percezione della sicurezza. I firmatari vogliono sapere a che punto siano gli approfondimenti per un nuovo sondaggio con l’Università di Losanna, annunciato dal Municipio lo scorso 16 ottobre, e se siano già disponibili i risultati della rilevazione avviata nel quartiere Maghetti.