SALUTE E SANITÀ
"Vogliamo un ospedale da Champion's League"
Il direttore dell'Ente ospedaliero Giorgio Pellanda spiega come il Ticino deve riorganizzarsi per restare ai vertici della medicina svizzera. Punto fermo: l'Ospedale cantonale. Concluso oggi un sondaggio tra medici e direzioni regionali in vista della pia

di Marco Bazzi

BELLINZONA – Per ora sono soltanto ipotesi. Idee sulla carta e nella testa di chi sta immaginando l’ospedale del futuro. Un futuro che si situa nei prossimi otto, dieci anni al massimo.

Di sicuro c’è solo una cosa: il Ticino dovrà adeguarsi agli standard nazionali e creare un Ospedale cantonale. Come costruirlo, dove situarlo, come organizzarlo è ancora tutto da vedere e da decidere. Si sa solo che costerà circa un milione di franchi a letto, quindi tra i 200 e i 250 milioni.

Si può comunque azzardare il seguente disegno. Prima cosa: non si potrà prescindere dal Civico di Lugano, perché il futuro Ospedale cantonale, dove sarà concentrata la medicina altamente specializzata, dovrà comprendere anche il Cardiocentro. Ecco perché una delle ipotesi più logiche è quella di costruire il futuro nosocomio partendo dalle strutture esistenti, dove tra l’altro sono stati recentemente investiti fior di milioni.

È anche possibile pensare a un Ospedale cantonale articolato su due poli (Lugano e Bellinzona), con due filiali (Locarno e Mendrisio). Ma in quei due poli ci dovranno essere tutte le specialità di punta, se il Ticino vuole continuare a giocare nella Champion’s League della medicina.

Insomma, il futuro Ospedale cantonale potrà essere articolato su uno o due poli principali e su altrettanti pilastri periferici. Ma l’organizzazione attuale andrà forzatamente rivista.

Oggi si è conclusa una consultazione importante avviata dall’Ente ospedaliero. Il comunicato recita: “I pareri saranno tenuti in considerazione nella posizione che l’EOC intende esprimere all’inizio del 2013 in seno alla commissione che sta preparando la nuova pianificazione ospedaliera prevista dal 2015, sulla quale dovrà discutere poi il Gran Consiglio.
Al centro della consultazione è stata posta la necessità di continuare ad offrire alla popolazione prestazioni di elevata qualità ma a costi sopportabili. La riduzione progressiva delle risorse a disposizione in Ticino – che potrebbero raggiungere fino il 10 % in meno della spesa attuale, tanto nel settore pubblico (circa 30 milioni di franchi in meno per il solo EOC), quanto in quello privato – ha indotto l’EOC stesso a predisporre per tempo una strategia che riesca a garantire anche in futuro sicurezza e stabilità”.

Giorgio Pellanda, direttore generale dell’Ente ospedaliero, la spiega così: “Abbiamo coinvolto tutte le direzioni degli ospedali e in particolare i medici per ragionare sull’offerta ospedaliera dopo il 1015 in funzione della pianificazione promossa dal Dipartimento sanità”.

E aggiunge: “Le attività altamente specialistiche dovranno essere concentrare in uno o al massimo due ospedali, mentre le cure ‘di prossimità’ saranno assegnate agli altri istituti. Con la pressione economica sempre più forte che subiamo, in particolare sulle tariffe, dobbiamo prepararci a ridistribuire le nostre attività, senza comunque sconvolgere l’offerta ospedaliera”.

Ho lanciato già l’anno scorso l’idea dell’Ospedale cantonale, ricorda Pellanda, che potrà essere realizzato nuovo di zecca o tramite la riqualifica di un ospedale esistente. La convenzione firmata da tutti i cantoni nel 2009 stabilisce comunque che si deve concentrare la medicina altamente specializzata in una dozzina di ospedali svizzeri. “Se vogliamo entrare nel girone della Champion’s League e continuare a dialogare con gli ospedali universitari dovremo avere lo statuto di Ospedale cantonale”.

I tempi sono abbastanza brevi, dice Pellanda, perché a inizio 2013 dovremo iniziare a stabilire chi fa cosa, e dove lo fa, nella commissione consultiva del Consiglio di Stato che lavora alla pianificazione ospedaliera. Le soluzioni vanno individuate entro l’anno prossimo per lasciare poi alla politica un altro anno per poter varare la nuova pianificazione.

Il patrimonio immobiliare dell’Ente ospedaliero potrebbe essere parzialmente riconvertito in istituti per anziani e di cure acute transitorie. Gli attuali ospedali regionali potrebbero, come detto, essere delle filiali dell’Ospedale cantonale, sulla scorta del modello adottato a Lucerna.

Ed è fuor di ogni dubbio che Lugano e Bellinzona hanno sicuramente, sugli altri nosocomi, un assoluto vantaggio logistico.

“Agli ospedali di Locarno e Mendrisio – conclude Giorgio Pellanda, ribadendo che comunque per ora nulla è deciso e che l’ultima parola spetterà alla politica - verranno quindi tolte alcune attività specialistiche che saranno concentrate in uno dei due poli, o a Bellinzona o a Lugano. Chiederemo dunque una certa mobilità ai nostri medici e anche ai pazienti. Soprattutto la chirurgia andrà concentrata a Lugano e Bellinzona a seconda delle specializzazioni”.

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