LUGANO/MILANO - "Il presidente della Fondazione Stamina, Davide Vannoni, ha conferito «i diritti mondiali esclusivi» per l'utilizzo della sua discussa cura in una società svizzera. La società si chiama Biogenesis Research e ha sede a Lugano, al pari di un'entità gemella battezzata Biogenesis Tech, che ha invece il compito di realizzare delle “cell factories”, come vengono definite nei documenti ufficiali, in giro per il mondo, a cominciare proprio dalla Svizzera, da Hong Kong e dal Messico".È il lancio dell'inchiesta condotta dal settimanale l'Espresso su uno dei personaggi più controversi e popolari della Penisola. Davide Vannoni, e il suo "metodo Stamina, tengono banco da diverso tempo sulle cronache italiane. Cronache politiche e giudiziarie, più che scientifiche, a dire il vero. E riflettori televisivi, come quelli della popolare trasmissione televisiva Le Iene, che ha dato ampio spazio a Vannoni e al racconto disperato di molte famiglie che credono nel suo metodo.Ma il Ministero della Salute, e molti esponenti di spicco della comunità scientifica, sono assai più critici, per usare un eufemismo. È notizia di ieri che, secondo i verbali dei carabinieri dei Nas e del comitato di esperti nominato dal ministero della Salute, che stanno indagando sulla regolarità del metodo, nelle infusioni del metodo Stamina, ideato Vannoni, "non ci sono cellule staminali". In più, sottoporsi al trattamento comporterebbe il rischio di contrarre il morbo della mucca pazza. Il contenuto dei verbali è stato pubblicato dal quotidiano La Stampa. Il miniustro della Salute Beatrice Lorenzi ha così commentato la notizia: "Abbiamo sempre perseguito la verità scientifica. Bisogna dare una risposta definitiva in tempi brevi ai malati suIquesta vicenda che, ormai, ha assunto profili giudiziari inquietanti". "Siamo al ridicolo - è stato il primo commento di Vannoni - il protocollo Stamina si basa sull'utilizzo di cellule staminali molto pure, che sono tra l'altro caratterizzate e documentate presso gli Spedali Civili di Brescia. La conferma è contenuta nelle cartelle biologiche di ogni paziente presso la struttura ospedaliera".Ma torniamo all'inchiesta dell'Espresso. Quando l'hanno vista, i dirigenti, i medici e i ricercatori del Cardiocentro, hanno fatto un salto sulla sedia, leggendo delle società luganesi che sarebbero collegate a Vanoni. Loro, di sicuro, non lo accoglierebbero a braccia aperte. Come ci spiega la dottoressa Lucia Turchetto, responsabile della camera bianca per le cellule staminali del Cardio, l'unica presente sul territorio ticinese. "Noi - ci dice - abbiamo seguito la vicenda da prima che diventasse di dominio pubblico in Italia. Qui al Cardiocentro, come in tante cell factory, in Svizzera e nel resto d'Europa, Italia compresa, abbiamo bisogno di autorizzazioni precise per operare sulle cellule staminali. Autorizzazioni che giungono dopo severi percorsi di verifica e di sperimentazione. Questo personaggio, invece, si rifiuta di seguire questi protocolli fondamentali. Regole che fanno in modo che quanto viene somministrato all'uomo non gli crei almeno dei danni, e possibilmente sia efficace come cura. Ma prima di arrivare a una terapia è necessario che si passi attraverso i protocolli di sperimentazione: per il metodo Stamina non è stato il caso"."Io ho trovato un po' sconcertante questa vicenda in Italia", aggiunge la dottoressa Turchetto. "Da ricercatrice so quanto tempo ci vuole per seguire un iter scientifico serio, e so anche qual è la pressione e il dramma dei genitori, che naturalmente vogliono trovare una terapia per i loro figli gravemente malati. Il problema non sono queste famiglie, ci mancherebbe, ma chi per ricerca di fama e di denaro fa false promesse, generando delle false aspettative".Per questo, la dotrtoressa Turchetto, a nome del Cardiocentro, lancia un messaggio d'allarme: "Spero che non si ripeta in Ticino quello che è successo in Italia. Mi auguro che le autorità prestino attenzione e che non permettano che succedano situazioni analoghe. Stiamo veramente molto attenti. L'Italia è stata derisa in tutto il Mondo per questa vicenda. Le autorità hanno il dovere di vigilare, anche perché, al contrario di quanto qualcuno vuol far credere, le regole ci sono e sono chiare".