È una vera e propria associazione per delinquere, con i suoi capi e i suoi tirapiedi, ad avere architettato lo scandalo Avastin. Questa l'ipotesi formulata dalla procura di Torino nell'inchiesta sul boicottaggio del farmaco salvavista.

TORINO - È una vera e propria associazione per delinquere, con i suoi capi e i suoi tirapiedi, ad avere architettato lo scandalo Avastin. Questa l'ipotesi formulata dalla procura di Torino nell'inchiesta sul boicottaggio del farmaco salvavista.
Poi c'è il disastro doloso, un reato punito con il carcere fino ai dodici anni, perché complotti e maneggi potrebbero aver messo a repentaglio la salute di un numero incalcolabile di pazienti in tutta Italia; quindi la truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale e l'aggiotaggio, vale a dire il "rialzo o ribasso fraudolento di prezzi".
Dice questo il fascicolo aperto dal pubblico ministero (pm) Raffaele Guariniello, nel capoluogo piemontese, sul presunto cartello fra Roche e Novartis. Ieri ci sono state le prime iscrizioni nel registro degli indagati ed è assai probabile che gli accertamenti puntino direttamente contro il cuore e il vertice dei colossi della farmaceutica mondiale già sanzionate dall'Antitrust.
Esiste anche un'ipotesi di corruzione, per adesso senza indagati, frutto di un esposto presentato il 30 dicembre dalla Soi (Società oftalmologica italiana) dove si afferma che le sue società non hanno potuto agire liberamente senza qualche complicità all'interno dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e dell'Ema (European medicines agency).
L'Avastin, nato nel 2004 e brevettato da Genentech, controllata di Roche e quindi anch'essa sotto la lente di ingrandimento degli investigatori, è stato a poco a poco estromesso dal grande giro a favore del Lucentis (brevettato ancora dalla Genentech ma sviluppato insieme a Novartis), molto più costoso, che l'Aifa ha inserito il 4 dicembre 2008 nella famiglia dei medicinali coperti dal Servizio sanitario nazionale. Con un grave disagio per le casse dello Stato. Gli oftalmologi della Soi stimano che il presunto accordo Roche-Novartis ("anche per il tramite di Genentech e delle proprie filiali italiane Roche Italia e Novartis Farma") per imporre l'esclusiva del Lucentis ha provocato al Servizio sanitario nazionale una maggiorazione di costi di 400 milioni all'anno.
Per Avastin (che otteneva un "enorme successo" nella cura della Dms, la degenerazione maculare senile, ma doveva essere utilizzato off-label, vale a dire al di fuori dello stretto limite delle indicazioni terapeutiche) il colpo di grazia è arrivato il 18 ottobre 2012, quando l'Aifa lo ha escluso dalla lista dei farmaci rimborsabili.
Il gruppo farmaceutico Roche ribadisce la "correttezza del suo operato e della sua posizione", confermando di avere "fiducia nel fatto che le sue ragioni saranno pienamente affermate". È quanto si legge in una nota, nella quale Roche, in merito all'avvio di indagini da parte delle procure di Roma e Torino, dichiara anche "di non aver alcuna informazione" e pertanto di ritenere "inopportuno fornire commenti al riguardo".
Analoga la reazione di Novartis. Il gruppo "non ha ricevuto alcuna comunicazione da parte delle Procure e pertanto qualunque commento a riguardo rappresenta una pura speculazione", precisa la società in una nota.