Il Farmacista cantonale Giovan Maria Zanini : “Capisco la rabbia, arrivano spesso segnalazioni simili. Mi attirerò le ire di molti forse, ma trovo più giusta la tariffa della farmacia che ha fatto il prezzo più alto e vi spiego perché”

MENDRISIO – Lo stesso farmaco, ma due farmacie diverse, e, soprattutto, due prezzi diversi. Molto diversi. Come si vede nella foto inviataci, uno dei due medicamenti è stato infatti venduto praticamente al doppio del prezzo rispetto all’altro.
Sul Compendium, il farmaco in questione, Torasem-Mepha 10 mg, in confezione da 20 compresse, è indicato al prezzo di 7.95, prezzo effettivo di una delle due scatole nella foto. Come si spiegano quindi i 14.50 della seconda? Come è possibile insomma, si chiede il nostro lettore, e noi con lui, una differenza simile?
Abbiamo quindi girato la domanda al Farmacista cantonale Giovan Maria Zanini, che chiarisce subito che la differenza non cela nessun inganno o magheggio: “Entrambe i prezzi sono corretti”.
Il costo dei farmaci soggetti a prescrizione medica e rimborsati dalle casse malati (come è il caso di questo), spiega infatti Zanini, è determinato dal prezzo di listino del prodotto a cui vengono aggiunte le prestazioni di servizio della farmacia, composte dalla tariffa relativa alla dispensazione del farmaco, pari, al massimo, a 4.30 franchi e a quella relativa all’apertura di un dossier per la ‘gestione’ del paziente presso la farmacia, di 3 franchi e 25. “Un sistema tariffario – precisa –, applicabile però unicamente ai farmaci che si possono mettere a carico della LaMal, ossia quelli obbligatoriamente soggetti al rimborso da parte delle casse malati. Al prezzo di questi farmaci quindi, possono esser aggiunti sempre e solo al massimo questi 7.55 franchi, sia che si tratti di un farmaco relativamente a buon mercato come questo, sia di uno per il diabete, ad esempio, il cui prezzo supera i 100 franchi”.
Questo, aggiunge, è un aspetto di cui spesso i pazienti non sono consapevoli, perché normalmente la fattura di questi farmaci viene inviata direttamente alle casse malati. “Il paziente se ne accorge invece nel momento in cui deve acquistare i medicamenti più a buon mercato, che paga di solito direttamente di tasca sua. E si trova quindi, e a ragione, un po’ smarrito di fronte ad aumenti simili, che percentualmente diventano poi elevatissimi, arrivando in questo caso a duplicare il costo del farmaco, ma che in termini assoluti, sono relativamente bassi. Insomma, che si tratti di un farmaco da dieci franchi o uno da mille, le prestazioni fatturabili da parte della farmacia rimangono sempre nell’ordine dei sette franchi”.
E nonostante la confusione iniziale che può creare, tiene a precisare Zanini, il sistema attuale è frutto di una revisione che ha portato in realtà molta più chiarezza. “Fino al 2000 infatti, i prezzi erano fissi e il farmacista aveva un margine percentualmente prestabilito del 30% indipendentemente dal valore del prodotto. Ciò vuol dire che su un farmaco da 10 franchi, ne guadagnava 3, ma su uno da mille, il sui guadagno era di 300 franchi. Questo creava parecchio malcontento: ci si chiedeva insomma, perché per la stessa operazione il farmacista deve incassare due cifre così differenti tra loro? Il sistema è stato quindi cambiato, ed è stata fissata una remunerazione massima, di 7.55 franchi appunto, per il lavoro a carico del farmacista (che c’è ed è giusto venga remunerato: è lui infatti che si occupa della comanda e stoccaggio del prodotto, fatturazione, consulenza al cliente, etichettatura, gestione del dossier del cliente con la cassa malati, e via dicendo), portando anche a un risparmio all’interno del sistema”.
Tornando quindi al nostro Torasem, calcola Zanini, il prezzo massimo applicabile è di 15 franchi e 50: “Tutto quello che sta fra questa cifra e il costo base del prodotto, è legittimo. La convenzione prevede infatti che sia poi il farmacista a decidere se fare o meno degli sconti, che vengono anzi auspicati, e in che misura applicare le tariffe di servizio: ad esempio, nel caso di un cliente solo di passaggio, la farmacia non deve gestire un dossier del paziente e quindi non applicherà la spesa relativa e il prezzo di questo farmaco scenderebbe a 12.25 franchi”.
15.50, 7.95, 14.50, 12.25, tutti prezzi molto differenti, eppure, tutti legittimi. Naturale quindi si venga a creare una certa confusione nel paziente. “Certo, e capisco che uno si arrabbi e riceviamo infatti regolarmente di queste segnalazioni. In questo caso vediamo infatti che una farmacia ha deciso di applicare le tariffe aggiuntive, ma con un piccolo sconto, mentre l’altra ha rinunciato del tutto a emettere le proprie posizioni tariffali. Diciamo che questo è un caso che mostra in maniera lampante l’effetto della concorrenza sui prezzi anche dei medicamenti. E mi attirerò le ire di molti forse, ma trovo più giusta la tariffa della farmacia che ha fatto il prezzo più alto: perché se il sistema ha un senso, le prestazioni, magari con un piccolo sconto certo, ma devono esser messe fuori sempre e comunque. Insomma, la farmacia che ha rinunciato completamente al pagamento della propria prestazione, i soldi li dovrà pur andare a prendere da un’altra parte, no? nessuno può lavorare in perdita. E allora, dal canto mio, preferisco un sistema che sia pulito, a uno in cui non posso capire dove vengano presi i guadagni”.
In conclusione allora, per riuscire a muoversi all’interno di questo sistema, “quello che è fondamentale capire è che esiste un prezzo massimo che le farmacie hanno il diritto di fatturare e che le casse malati sono obbligate a rimborsare. Questo è dato dal costo base del medicamento, quello segnato sulla confezione originale, con l’aggiunta dei 7.55 franchi. Oltre non si può andare, mentre rimane la possibilità di applicare degli sconti. Le persone possono quindi imparare a regolarsi in questo modo, per controllare che il tutto sia stato fatto correttamente, tenendo presente inoltre, che le prestazioni di servizio, sia che stiamo acquistando una confezione, sia che ne compriamo dieci, possono esser applicate una sola volta”.
ibi