SALUTE E SANITÀ
Lettera ai medici sulla "black list" dei morosi. Lama, SantéSuisse: "Le cose stanno così...". Delcò dei Verdi: "Una vergogna"
Lama: "Chi non lo vuole pagare perché ritiene di avere altre priorità, non deve essere preso a carico della solidarietà degli altri assicurati". Delcò: "Colpa del nostro Parlamento che ha dato carta bianca alle casse malati"

BELLINZONA - La lettera inviata in agosto a 25mila medici da Sasis, una filiale dell'organizzazione delle casse malati Santésuisse, sta sollevando un polverone. Anche perché il 28 settembre c’è la votazione sulla cassa malati unica e il momento è, come si dice, “sensibile”. In quella lettera la Sasis invitava i medici a non curare (se non in casi d’urgenza) i pazienti che non pagano i premi, gli assicurati morosi, insomma. Ma le cose non sono come sembrano, spiega Olivio Lama, responsabile di SantéSuisse in Ticino, a cui abbiamo chiesto una presa di posizione.

“Il caso è subito spiegato – dice - e, come troppo spesso accade, su ogni fatto che riguarda in modo diretto o indiretto il settore sanitario, alcuni giornali e politici fanno a gara pur di metterci in cattiva luce”.

Dal 2012, spiega Lama, la disposizione di legge è stata rivista e permette di distinguere gli assicurati morosi che non vogliono pagare il premio dell'assicurazione malattia di base da quelli che non possono pagarlo.

“Visto che il pagamento del premio è obbligatorio – continua -, chi non lo può pagare può far capo ai servizi del Cantone al fine di ottenere la riduzione del premio e, in molti casi, l'azzeramento totale. Chi non lo vuole pagare perché ritiene di avere altre priorità, non deve essere preso a carico della solidarietà degli altri assicurati. Pertanto alcuni Cantoni hanno giustamente ritenuto opportuno di tenere delle liste aggiornate con i nominativi di queste persone. Evidentemente a loro deve essere garantita l'assistenza sanitaria in caso d'urgenza, ma nient'altro, proprio per rispettare tutti gli assicurati che con sacrificio pagano puntualmente il loro premio”.

La lettera recapitata da SASIS ai medici aveva dunque, secondo Lama, l'intento di rammentare queste disposizioni che possono comunque variare da cantone a cantone.

In sostanza, quindi, ogni medico è tenuto a curare una persona che ha bisogno di un soccorso d’urgenza. Per i casi acuti ci sono poi i pronto soccorso. Mentre i cittadini che non pagano volontariamente i premi di cassa malati non hanno il diritto al rimborso delle cure e devono pagarsele di tasca propria. Quindi i medici non possono fatturare le loro prestazioni alle casse malati. Sulla polemica scoppiata in seguito alla lettera è anche attesa una presa di posizione della Sasis.

Intanto, però, sul tema arriva una presa di posizione della deputata dei Verdi Michela Delcò Petralli.

“È notizia di ieri – scrive - cha la Sasis, una filiale di Santésuisse ha spedito una lettera a oltre 46mila fornitori di prestazioni (tra cui circa 25mila medici) in tutta la Svizzera: la missiva ricorda loro che le casse malati hanno il diritto di sospendere – salvo in casi urgenti – i rimborsi alle persone finite sulle ‘liste nere’ allestite da alcuni cantoni per non aver pagato i premi malattia. In sostanza la Sasis SA invita i medici a non curare chi non ha pagato i premi di cassa malati o le partecipazioni alle spese di cura. È una vergogna? Si è una vergogna ma, purtroppo, la Sasis naviga con il favore anche della maggioranza del parlamento ticinese”.

La vera perla introdotta con la modifica dell’articolo 64 della LAMal, scrive la deputata, “è la “lista nera” degli assicurati morosi. Abolita la sospensione automatica delle prestazioni, il Parlamento federale ha pensato bene di reintrodurla sotto altra forma. Infatti, ogni cantone ha la facoltà di chiedere alle casse malati la sospensione degli assicurati morosi che figurano in una “lista nera”, allestita dal cantone stesso, e accessibile ai Comuni ed ai fornitori di prestazioni. Questa “blacklist”, che oggi scandalizza l’opinione pubblica, il nostro parlamento cantonale l’ha votata a larga maggioranza, solo il gruppo dei Verdi e pochi altri parlamentari vi si erano opposti. Per cui, oggi, il Ticino, si trova tra quei cantoni che hanno reintrodotto, per propria volontà, la sospensione delle prestazioni assicurative”.

E aggiunge: “In Ticino, a fine giugno 2014, erano 1'515 gli assicurati sulla lista nera. Nell’intenzione del legislatore cantonale, la “lista nera” doveva servire a dissuadere i “cattivi pagatori”, cioè coloro che non pagano le prestazioni assicurative pur avendone i mezzi. In realtà, gli assicurati morosi hanno continuato ad aumentare. La vera domanda da porsi è questa: le 1’500 persone in lista sono tutti ricchi ma cattivi pagatori? O sono, come avevamo detto in Gran Consiglio, persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese? E poi,  se sono cattivi pagatori per scelta, perché sospenderli dalle prestazioni assicurative? Il credito potrebbe essere recuperato facilmente, con una procedura esecutiva, ammesso che le casse malati ne abbiano voglia. Ma, anche su questo, il cantone non può dir nulla e non ha alcun controllo su quello che fanno o non fanno le casse malati. In definitiva, la “blacklist” è solo un altro assegno in bianco sottoscritto dal parlamento cantonale a beneficio delle casse malati. Non ci si indigni quindi se la Sasis lo ha incassato”.

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