LONDRA - Non è un tema esattamente in cima all'agenda quotidiana delle persone o della politica. Ma potrebbe presto diventarlo. Del resto, presto o tardi, e con più o meno frequenza, tutti noi incrociamo sulla nostra strada gli antibiotici. La Medicina per antonomasia, quando non bastano le aspirine o i rimedi della nonna.
Questi farmaci vengono vissuti in maniera controversa dai pazientii. Talvolta con assoluta serenità, pur senza nessun piacere, e talvolta come se ci si stesse per curarsi con la pillola del demonio. Ma non è questo il punto specifico di cui tratteremo in questo articolo.
Il columnist Gwynne Dyer ha pubblicato un pezzo dal titolo roboante: "L’unico modo per curarsi con gli antibiotici è usarli il meno possibile". L'articolo, ripreso e tradotto da Internazionale, fa il punto su uno dei rischi maggiori legati a questi farmaci: quello che non funzionino più. E che, di conseguenza, la vulnerabilità del corpo umano alle infezioni, torni indietro di un paio di secoli.
Vale la pena ricordare che, soprattutto quando si tratta di questi temi, le opinioni non sono dati di fatto. E quella contenuta in questo articolo è un'opinione, certo molto ben informata, ma pur sempre un'opinione. Che serve a riflettere ed eventualmente ad approfondire, non a convincersi.
"Recentemente - scrive Dyer - i paesi delle Nazioni Unite hanno firmato una dichiarazione che riconosce l’aumento della resistenza agli antibiotici come un rischio per la moderna medicina. È un buon inizio, ma è solo un inizio. E il tempo sta per scadere. “La diffusione della resistenza batterica sta diventando più rapida dello sviluppo di nuovi antibiotici”, ha avvertito la direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Margaret Chan. “Data la scarsità di prodotti sostitutivi, il mondo sta andando verso un’era post-antibiotica in cui malattie comuni torneranno a uccidere”. La dichiarazione dell’Onu chiede di diminuire l’uso di antibiotici per preservarne l’efficacia, facendo invece un migliore uso dei vaccini e investendo più denaro per sviluppare nuovi antibiotici. Ma non prevede nessuno stanziamento di fondi e non rende illegale la pratica di somministrare dosi minime di antibiotici negli animali d’allevamento. L’Onu non può farlo: è una decisione che spetta ai governi nazionali.