La base di tutto, spiega il medico “è la comunicazione terapeutica. Con un’adeguata comunicazione verbale - le parole giuste -, non verbale - mimica, posizione del corpo, gesti…- e paraverbale - ritmo, timbro, volume, tono di voce -, si cerca di creare un rapporto empatico, di fiducia, quasi “amicale” con il paziente. Se per esempio durante un colloquio preoperatorio sono seduto di fronte al paziente con una scrivania tra noi due e guardo lo schermo del PC mentre lui mi parla sarà più difficile creare questo rapporto di fiducia rispetto a sedermi di fianco a lui, senza ostacoli tra noi due, col mio sguardo rivolto verso di lui, attento a quello che mi dice. Sono piccolezze, dettagli, ma molto importanti. Ricordo che quello che noi diciamo con le parole conta solo per il 7% sulla comunicazione globale, l’importanza maggiore è data appunto dalla comunicazione non verbale e paraverbale!”.