SALUTE E SANITÀ
Dai playoff ai Mondiali, il ruolo del medico sportivo nelle sfide che contano. Tra sonno, alimentazione e terapia del ghiaccio...
E il dottor Marco Marano, team doctor di HCL e FC Lugano cita Mourinho che nell'anno del 'triplete' disse che il suo top player fu lo staff medico
Nella foto TiPress: Stephan Lichsteiner e Maxime Lapierre
LUGANO – Quanto conti lo staff medico all’interno di una squadra, che sia di hockey, di calcio o di qualsiasi altro sport, non è sempre ben chiaro. Eppure, parte dei successi di un club sono da attribuire anche a chi ha saputo curare, gestire e consigliare i giocatori durante l’intera stagione agonistica.

Per capire l’importanza del lavoro di un medico sportivo e dei suoi collaboratori (fisioterapista, massaggiatore, nutrizionista, eccetera) basta pensare a quanto è delicata e importante la preparazione degli atleti in tornei nei quali il successo si gioca nel giro di poche settimane: come un Mondiale, un Europeo o i playoff di hockey. Tutte sfide che si svolgono al termine della stagione regolamentare, quando cominciano a mancare le forze, insomma… Ma è qui che bisogna giocarsi il tutto per tutto.

Il dottor Marco Marano, team doctor dell’Hockey Club e del Fooball Club Lugano, è specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore all’ARS Medica di Gravesano, e fa capo a Hospita Suisse Anestesia Care, società che opera nelle cliniche del gruppo Genolier.

“In vista di competizioni come i playoff di hockey o i Mondiali di calcio – dice a Liberatv – si inizia con una mini preparazione che non può, e non deve essere, uguale a quella estiva in vista delle stagioni regolamentari. A livello di attenzione non cambia molto, perché uno staff medico deve saper mantenere il livello di concentrazione alto fino all’ultima seduta. Cambia invece il metodo di gestione del recupero, che è l’aspetto determinante in casi di playoff o impegni extra campionato”.

Vi sarà capitato di vedere una foto del vostro beniamino in piedi in una vasca piena di ghiaccio la cui temperatura si aggira attorno ai -150 gradi. Non è altro che la crioterapia, la terapia del ghiaccio. Una delle soluzioni più utilizzate dagli sportivi che devono disputare più partite in pochi giorni.

“Oggi la crioterapia è diventata fondamentale – spiega il dottor Marano –, in quanto permette all’atleta di accelerare l’uscita da uno sforzo intenso. Inoltre, garantisce un eccellente recupero per quanto riguarda traumi e stanchezza”.

Ma immergersi in una vasca ghiacciata non è l’unico metodo per sostenere l’impegno di queste competizioni.

“Anche la carenza di sonno e l’alimentazione scorretta possono compromettere una prestazione – prosegue il medico sportivo –. Il nostro lavoro consiste anche nell’indurre l’atleta a condurre uno stile di vita sano senza per questo stravolgere le sue abitudini. Spesso si legge che bisognerebbe dormire otto ore per notte, ma alcuni studi scientifici dimostrano che anche sette possono bastare. Poi dipende da individuo a individuo: c’è chi recupera pienamente uno sforzo con cinque ore di sonno e chi ne ha bisogno nove”.

Naturalmente, la mini preparazione presenta delle differenze a livello di metodologia a dipendenza dell’attività. In vista dei playoff di hockey, ad esempio, “gli atleti fanno più palestra rispetto ai calciatori che si preparano per un Mondiale. Ma i concetti di fondo rimangono pressoché identici”.

Per queste sfide lo staff medico, in accordo con i tecnici e i preparatori atletici, programma un piano di lavoro specifico per ogni giocatore: “Anche i diversi ruoli all’interno di una squadra fanno la differenza: un’attaccante non seguirà mai lo stesso programma d’allenamento di un difensore. Inoltre si cerca di individualizzare la preparazione partendo dallo stato di forma del giocatore, questo per evitare un sovraccarico muscolare”.

Ma il lavoro del medico sportivo, spiega Marano, “è fatto anche di rapporti personali. È importante conoscere bene i giocatori e capire quali sono i loro punti deboli e i loro punti di forza, altrimenti si rischia di fare più danni che altro”.

“Ovviamente – conclude Marco Marano – per far funzionare la macchina della preparazione serve una grande collaborazione tra i vari reparti dello staff. È impossibile ottenere buoni risultati senza che tutti remino nella stessa direzione. José Mourinho, nell’anno del ‘triplete’ dell’Inter, disse che il suo top player fu proprio lo staff medico. Questo rende merito al nostro lavoro, tanto importante quanto spesso sottovalutato”.

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