TELERADIO
No Billag, parla Dino Balestra: "Dire che la SSR e la RSI sopravviveranno anche con un SI è un colossale inganno. Ma qualunque sia il risultato nulla sarà più come prima per la radiotv pubblica. La differenza tra chi è cresciuto con “Scacciapensieri” e ch
L'ex direttore della RSI dice la sua sulla votazione del 4 marzo in una lunga intervista al Corriere del Ticino: "Il nervosismo dei dipendenti è comprensibile. Ma non aiuta perché dà l’impressione di voler difendere posizioni acquisite una volta per sempre
© Ti-Press / Samuel Golay

COMANO - Qualunque sia l’esito dell’iniziativa No Billag per la SRG-SSR il “dopo” non sarà mai più come il “prima”.

 

È l’opinione di Dino Balestra. L’ex direttore della RSI interviene nel dibattito sulla proposta di abolizione del canone con una lunga intervista rilasciata all Corriere del Ticino. Un’intervista in cui offre diversi spunti interessanti. Qui ve ne proponiamo alcuni rimandano i lettori al quotidiano per averne una visione completa.

 

Pochi dubbi, da parte di Balestra, su ciò che accadrebbe in caso di approvazione della No Billag: “Credo che un’applicazione alla lettera dell’iniziativa non lascerà scampo alla RSI così come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi sessant’anni. È illusorio credere che in un territorio piccolo come la Svizzera italiana si possano trovare risorse tali da consentire alla RSI di continuare a offrire programmi e contenuti come richiede l’attuale concessione. (…) Dove si troveranno milioni, tanti o pochi che siano, ma comunque necessari, soprattutto in ambito radiotelevisivo dove la concorrenza internazionale, offerte online comprese, è spietata? Tra Airolo e Chiasso? Nelle valli italofone del Grigioni Italiano? Oppure all’estero, aprendo la porta alla lunga mano di non si sa chi? Sembrerebbe che qui la libera circolazione finanziaria e di contenuti di programmi sarebbe auspicata, come pure verrebbe a cadere il principio di “Prima i nostri”. Oppure bisognerà cercare risorse finanziarie nella Svizzera tedesca, innescando una lotta fratricida (e mortale) tra le unità aziendali e le regioni linguistiche (Zurigo, Ginevra, Coira e Comano) della SSR?”.

 

“Affermare quindi - chiosa il ragionamento Balestra - che la SSR sopravviverà anche in caso di accettazione dell’iniziativa è soltanto una colossale illusione (o specchietto per le allodole) e un altrettanto colossale inganno nei confronti dei cittadini. Se i fautori dell’iniziativa avessero sostenuto che intendevano minare la SSR dalle fondamenta fino alla sua cancellazione, sarebbero stati più chiari e trasparenti”.

 

L’ex direttore comprende ma reputa pericoloso il comportamento che hanno tenuto nella campagna i dipendenti della radiotelevisione pubblica : “Il nervosismo è comprensibile. Dopotutto si tratta dello spettro della perdita del lavoro, con tutte le conseguenze che ne derivano. (…) Detto questo, bisogna però anche rendersi conto che l’incertezza fa ormai parte del nostro vivere pubblico e privato, collettivo e individuale e che a questa realtà è indispensabile sapersi adeguarsi: è inutile lasciarsi andare a rincorrere nostalgie di realtà solide e sicure. Il nervosismo non aiuta, è scomposto e dà l’impressione di voler difendere posizioni acquisite una volta per sempre. Sarebbe più opportuno investire queste energie nella ricerca di nuovi assetti aziendali per il “dopo”. La paura acceca, la creatività illumina gli orizzonti e dà respiro”.

 

A questo punto Balestra mette il focus su quel “dopo” più volte richiamato nell’intervista: “La questione qui riguarda la SSR: sempre nell’ipotesi che No Billag non passi, se la SSR non avrà la capacità di rinnovarsi completamente in una struttura di piattaforma digitale multilinguistica nazionale con al centro l’informazione, seguita da un’offerta culturale a vasto raggio, condividendo con altri partner sport e intrattenimento, ben difficilmente resisterà ai prossimi assalti che già si stanno delineando, soprattutto quando le giovani generazioni irromperanno nel sistema di voto, sostituiranno la memoria di chi ancora sente l’attaccamento e l’affetto per il proprio canale di bandiera. La differenza tra chi è cresciuto con “Scacciapensieri” e chi con Youtube è abissale”

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