L'ANALISI - Al posto di correggere un'ingiustizia se ne è creata un'altra, ben più grave e dolorosa: è il problema dei tagli lineari che sono il seme di ogni ingiustizia sociale

Signor Presidente,
in un recente scambio di sms, dopo aver letto la mia analisi sulla Lega, mi ha invitato a spiegare, senza luoghi comuni, perché sono contrario alla sua riforma che propone tagli sui sussidi di cassa malati, approvata dalla maggioranza del Gran Consiglio e su cui sarà chiamato a esprimersi il popolo. Accetto volentieri lo stimolo.
Prima di scrivere ho volutamente atteso il dibattito in Parlamento, che ho ascoltato con attenzione, e con la mente il più possibile scevra da pregiudizi. Ebbene, dopo aver assistito alla discussione parlamentare sono ancora più convinto che la riforma vada respinta.
Non la considero, signor Presidente, un macellaio sociale. Nei suoi ragionamenti ci sono certamente delle ragioni. Dovesse passare non finirà il mondo e non avremo le famiglie sotto i ponti. Come vede, non gioco a fare il terrorista. Discutiamo, politicamente.
Il primo aspetto che proprio non riesco a comprendere della sua posizione, e di quella dei partiti che l'hanno sostenuta, è questa volontà muscolare di andare alla prova di forza. Lei è un politico troppo esperto per non sapere, come le ha ricordato un deputato non certo di sinistra come Sergio Morisoli, che se il popolo dovesse bocciare questo "taglio" i sussidi di cassa malati diverranno intoccabili per almeno i prossimi cinque anni. Con un doppio "risultato": non risparmierà il becco di un quattrino e, soprattutto, non potrà più riformare un sistema che va riformato.
Sento nell'orecchio l'obiezione: ma se avessimo rinviato di un anno, chi si oppone avrebbe lanciato comunque referendum, e il voto sarebbe capitato sotto elezioni. Brutta roba, ha ragione, ma il problema non è rinviare o meno bensì pensare modalità diverse dal taglio lineare. E diverse dall’avvio di una medicina a due velocità dove alcuni sono costretti a chiedere il permesso per andare dal medico mentre altri no.
Ciò dimostra con ancora maggiore evidenza che questo genere di interventi non vanno fatti a "tagliuzzi" o "taglioni", a dipendenza dei punti di vista, come lei in effetti sta facendo a botte di maggioranza. In questo caso di centrodestra ma lo stesso sarebbe stato se di centrosinistra. Serve una riforma globale, e con il più ampio consenso possibile, che affronti la tematica dei sussidi, e più ancora della socialità, nel suo complesso. Magari con una sottocommissione sociosanitaria ad hoc, come avvenuto per la road map. Ci vorranno forse un paio d'anni ma il Cantone non andrà in rovina per questo.
Ma torniamo al punto. Chi si oppone alla sua riforma, e perfino alcuni fra quelli che l'hanno accettata o che la sostengono fuori dal Parlamento, ha sottolineato il ritardo con cui la si vuole applicare: un'oretta dopo mezzanotte. Lei sa perfettamente come sia tecnicamente impossibile (lo sostiene un tecnico di riconosciuta competenza come Franco Denti, non io), chiedere ai sussidiati di adeguare il loro premio entro il tempo stabilito dalla legge: il 30 di novembre, sabato. Benché i servizi del suo Dipartimento si siano già attivati per promuovere una corretta informazione, il dato di fatto è che il Gran Consiglio ha approvato questa misura solo lunedì, a cinque giorni dalla dead line. Una follia. Una follia ancor più pacchiana se si considera che non tutte le casse malati dispongono dell'opzione medico di famiglia, che fra l’altro è declinata con formule diverse da cassa a cassa come lei ha riconosciuto per Helsana. E come se fosse facile, in quattro e quattr'otto, specie per chi è più anziano, cambiare la propria assicurazione. Una persona con oltre 60 anni non può cambiare le assicurazioni complementari e immagini lei con quanta facilità un ottantenne cambierebbe…mezza cassa malati.
Veniamo al punto di vista politico. La prima pecca, fondamentale, della sua riforma è che è stata venduta come una misura di risparmio. "L'unica strutturale del preventivo 2014", il ritornello delle ultime settimane. Non si fanno riforme sociali che hanno come primo obbiettivo il risparmio, specie in un periodo di crisi. Se lei crede, e io lo credo, che sono troppi 111'000 ticinesi che godono del sussidio, ebbene lei sarebbe dovuto intervenire fuori dal contesto del preventivo, facendo un discorso di giustizia sociale, e andando a colpire esclusivamente chi riceve un sussidio nonostante abbia un reddito lordo di 100'000 franchi o giù di lì. E per tempo, ovvero nei primi mesi dell’anno.
Invece lei, e chi la sostiene, avete agitato il risparmio di 14 milioni di franchi (su un budget di oltre 3 miliardi!) come se fosse un trofeo di caccia. Come ha ben detto Bruno Cereghetti, sulle cui competenze in materia nessuno può avere dubbi, per tagliare 20 franchi di sussidio ai "ricchi" sono stati tagliati 410 franchi a una famiglia povera di quattro persone con un reddito annuo disponibile fra i 10.000 ed i 22.000 franchi! Robin Hood alla rovescia. Al posto di correggere un'ingiustizia se ne è creata un'altra, ben più grave e dolorosa.
È il problema dei tagli lineari, signor Presidente, che sono il seme di ogni ingiustizia sociale.
C'è un altro punto politico centrale. E qui bisogna che ci capiamo bene. Probabilmente, a suo avviso, è tesi demagogica e populista, sostenere che prima di un taglio nell'ambito dei sussidi cassa malati, bisognerebbe risolvere un paio di questioni pendenti. Mi riferisco in particolare ai premi pagati in eccesso dai ticinesi, di cui la Confederazione vuol restituire una misera parte (non ancora arrivata peraltro), tanto che chiamarla "elemosina" è un eufemismo. Siamo stati derubati, signor Presidente, e nonostante il furto sia stato ammesso e comprovato, non vogliono neppure restituirci l'intero bottino. Nemmeno la metà. È un fatto che mi procura rabbia e mi fa inorridire come cittadino di questo Paese: lo Stato, la Confederazione e la maggioranza dei Cantoni, che si rende complice di un'ingiustizia di questa portata. Verso il Ticino che è un po’ la Cenrentola della Svizzera. Io non ci credo più, signor Presidente.
A questo aggiunga, seconda questione pendente, che anche quest'anno i premi sono ingiustificatamente aumentati anche in Ticino. Che siano aumentati di poco (come al solito “in media”… come la media di Trilussa, per alcuni l’aumento supera il 22 per cento) non consola per niente. Se ti fanno pagare una prestazione un franco in più o un milione in più di ciò che dovresti pagare, cambia l'entità del misfatto, non il misfatto. A questo aggiunga che i salari dei ticinesi sono di gran lunga i più bassi in Svizzere, e che di conseguenza il "peso" del premio di cassa malati sulla disponibilità economica dei cittadini di questo Cantone è insopportabilmente sproporzionato.
Lei mi dirà che è populismo e demagogia, io le rispondo che una questione di priorità. In un settore dove domina l'ingiustizia, e che ingiustizia!, tagliare in questo modo i sussidi non può e non deve essere la priorità di un Governo.
Se lo accetta, e lo scrivo senza presunzione, mi permetto di darle un piccolo consiglio in vista della campagna referendaria. Non agiti lo spettro dell'aumento delle imposte, come minaccia se i ticinesi non dovessero accettare la sua riforma. Perché questo comproverebbe una volta di più che la vuol fare solo per ragioni di risparmio e in seconda battuta perché, come ha potuto provare sulla sua pelle lo scorso weekend la sua collega di partito Doris Leuthard con la votazione sulla vignetta, i ricatti oltre a non spaventare gli indecisi li irrigidiscono. Ci pensi.
Con rinnovata stima,
Andrea Leoni
PS: mi auguro che il Consiglio di Stato che lei presiede affronti con uguale premura e incisività la questione del sistema pensionistico dei ministri o, come lo chiama Manuele Bertoli, del vitalizio dei ministri. Siete gli unici contribuenti in Svizzera che ricevono una pensione senza versare neppure un franco di contributo. E guardi, per me non è una questione di soldi, ma di equità. Attendo, secondo vostra indicazione, una risposta a questa ingiustizia entro la fine dell'anno.