L’ANALISI - Lui sostiene che con la “sua” lista il PLR riconquisterà il secondo seggio. Ne è sicuro. Io penso di no. La scommessa comunque l’ha lanciata lui. E qualcuno ha commentato: “Ha soldi da buttar via…”

di Marco Bazzi
Ho scommesso una cena con il “commissario cerca” Michele Morisoli. Lui sostiene che con la “sua” lista il PLR riconquisterà il secondo seggio. Ne è sicuro. Io penso di no. La scommessa comunque l’ha lanciata lui. E qualcuno ha commentato: “Ha soldi da buttar via…”.
Però Morisoli potrebbe anche aver ragione, perché in politica, come nel calcio, tutto può succedere. Anche che, con un gol segnato da un dentista, la Corea del Nord elimini l’Italia dai mondiali, come accadde in Inghilterra nel ’66. Ma perché questo accada debbono realizzarsi circostanze straordinarie che in larga parte non dipendono dalla squadra più debole. Vale a dire che occorre come minimo una somma di tre fattori: la Corea deve giocare al massimo delle sue possibilità, l'Italia al minimo, e la fortuna deve baciare la stella coreana e maledire quella italiana. Altrimenti, a parità di prestazione, non può esserci partita.
La domanda che oggi chi segue la politica si pone è: lista debole o lista forte? Il giudizio va commisurato all’obiettivo: se l’obiettivo è la vittoria, che non può non essere la riconquista del secondo seggio perso tre anni fa a vantaggio della Lega, la lista è senza dubbio debole, come hanno unanimemente sentenziato gli osservatori della politica.
Se l’obiettivo è invece un primo coraggioso passo verso il rinnovamento e il ringiovanimento del Partito, quella approvata ieri sera dal Comitato cantonale può essere considerata una buona lista.
Tre dei cinque candidati hanno infatti sui trent’anni. È vero che non sono volti noti e popolari, ma hanno tempo dieci mesi, da qui alle cantonali del prossimo aprile, per farsi conoscere. Attenzione però, questa può essere un'arma a doppio taglio: se da una parte vi è l'occasione di presentarsi ai ticinesi, dall'altra il rischio di venire a noia è grande. Fare il candidato per dieci mesi è "mestiere" che potrebbe mettere in difficoltà anche i più consumati attori della politica. Occorre veramente tanta prudenza e buon senso.
Cerchiamo ora di analizzare brevemente gli elementi di forza e di debolezza della lista.
Il PLR parte con un forte svantaggio: non ha nemmeno un ministro uscente tra i candidati. Successe soltanto nel lontano 1956. E l’assenza di Laura Sadis, al Comitato di Pregassona, pur scusata, è un segnale politico non trascurabile. Dietro la volontà di unità e di “far squadra” proclamata dal presidente Rocco Cattaneo e da ognuno dei candidati in corsa (“siamo il Partito liberale radicale senza trattino”), potrebbero agitarsi nuove divisioni, o quantomeno uno scarso entusiasmo a sostenere questa lista da parte di alcune frange e personalità che nel Partito contano. Anche perché la competizione tra "il liberale" e "il radicale", quando è stata correttamente gestita, è stato uno dei motori propulsivi del partito. E a questa lista centrista un po' di sale di centrodestra e di centrosinistra manca eccome.
L’impresa è doppiamente ardua: per vincere, bisogna conquistare due seggi da zero, e scalzare uno dei due ministri uscenti della Lega (scalzare un uscente è sempre maledettamente difficile, soprattutto se, come il PLR, non se ne ha nemmeno uno in corsa).
Da una parte c’è Norman Gobbi, che ha un elettorato ormai fidelizzato e anni di esperienza politica; dall’altra c’è Claudio Zali, che, pur essendo da pochi mesi in Governo, si è imposto all'attenzione mediatica in modo del tutto imprevedibile considerato il suo carattere schivo. Lo ha fatto con proposte che hanno fatto presa (vedi posteggi frontalieri) e con una presenza "borradoriana" sul territorio. Oltre a questo, l'ex giudice, ha un invidiabile patrimonio di credibilità accumulato nella lunga carriera giudiziaria. E in più è un ministro che rappresenta il Luganese. E si sa che la Lega ha sempre vinto proprio grazie ai voti del Luganese.
Probabilmente i liberali radicali di Lugano (le riflessioni strategiche sono già iniziate) punteranno le loro carte più su Mauro Antonini, ex ufficiale di Polizia e da alcuni anni comandante delle Guardie di confine, che sul segretario del Partito Alex Farinelli.
Questa potrebbe essere una chiave della sfida PLR-Lega: Antonini “anti-Gobbi”, vista l’affinità legata al Dipartimento di polizia. E in questo senso Gobbi dovrebbe evitare a mio parere di insistere troppo in campagna elettorale sul progetto di polizia unica, che non raccoglie unanimi consensi tra gli agenti e indispettisce diversi amministratori comunali, anche leghisti. Ma sul fronte Europa-Schengen il ministro potrebbe avere un'ottima carta da giocare.
Alcuni sostengono che la lista del PLR è stata costruita principalmente per portare in Governo Christian Vitta (una sorta di lista bloccata insomma), il capogruppo, che sarebbe già ministro se tre anni fa la Lega non avesse raddoppiato i seggi. Ma Nicola Pini, vicepresidente del Partito, è un giovane che si muove bene e potrebbe beneficiare dell’effetto “largo ai giovani” inaugurato tre anni fa dall’exploit di Marco Romano nella corsa al Nazionale o come Michele Bertini in Municipio a Lugano. Tra i movimenti giovanili dei partiti, inoltre, quello del PLR sembra oggi tra i più attivi e vivaci. E Pini, non dimentichiamocelo, ha perso la presidenza contro Rocco Cattaneo per una manciata di voti.
C’è poi Natalia Ferrara Micocci, che al Comitato si è presentata in tono brillante e spigliato, ed è donna, oltre che magistrato. Non ha alcuna esperienza politica, ma nemmeno Patrizia Pesenti, che pure era più popolare di lei, l’aveva quando, lasciando tutti di stucco, sbaragliò la concorrenza dei grossi calibri del Partito socialista e volò in Consiglio di Stato.
A vantaggio del PLR c’è che questa volta non ha l’incubo di perdere un seggio come tre anni fa ma deve fare attenzione di non avere l'ossessione di riconquistarlo. Ma il sogno. Sogno e ossessione: gli elementi dello slogan che Giuliano Bignasca usò nel 2011 mutuandolo da José Mourinho.
Vero è che, per restare in metafora calcistica, il presidente Cattaneo con questa lista si gioca il posto di “allenatore”. Ma è un tipo sportivo, che sa anche perdere.
La Lega, invece, il sogno del raddoppio non ce l’ha più. Potrebbe dunque incorrere in una sorta di “pace dei sensi” perdendo un po’ la capacità di mobilitare ed entusiasmare il suo elettorato. In più, gli avversari le chiederanno conto di questi quattro anni di maggioranza relativa in Governo. Diteci cos’avete fatto di concreto, insomma.
Anche se la Lega è da sempre maestra nel giocare su due tavoli: da una parte istituzionale, dall’altra barricadera. E finora ha funzionato.
Da verificare anche se l’ipotesi di una lista unica con l’UDC tornerà oppure no di attualità. La Lega non ha più nemmeno, per la prima volta dopo “secoli”, la sua locomotiva elettorale, Marco Borradori. E non ha più, per la prima volta, il suo leader storico, Giuliano Bignasca. Ma per ora su via Monte Boglia non sembrano aleggiare incubi.
Anche perché, per ora non si avverte la generalizzata volontà di cambiamento di indirizzo politico da parte dell’elettorato evocata al Comitato del PLR.
Infine, la Lega ha il Mattino. Il PLR ha Opinione Liberale. Bisognerà vedere come si collocheranno i giornali che possono considerarsi in un certo senso vicini al Partito, Corriere e Regione. Ma sul Mattino la Lega ci scrive quel che vuole e lo stesso non vale per il rapporto tra PLR e quotidiani. E solo con un radicale cambiamento del modo di comunicare (in primo luogo da parte di chi sarà al fronte, in battaglia) potrà in parte colmare questo svantaggio mediatico.
Al termine di queste note sto già pensando alla bottiglia che sceglierò con Morisoli al ristorante… Ma pronto a ricredermi e a passargli la carta dei vini.