L'ANALISI - Dopo la riforma del settore ogni regione fa e pensa per sé sul piano del marketing. Ma qualche riflessione va fatta se non vogliamo che il turismo faccia la fine della piazza finanziaria

L’estate è andata malissimo per il turismo ticinese. Tempo fantastico ma franco troppo alto. Molti vacanzieri, anche affezionati, hanno disertato il nostro cantone preferendo altre mete. Lacrime e lamentele, condita con qualche sparata politica sui vertici di TicinoTurismo e i soliti studi sull’impatto economico del turismo.
E l’autunno? Beh, l’impressione è che i nostri operatori turistici ci credano poco. Il cuore dell’offerta resta sempre l’estate: escursioni, laghi, fiumi, grotti, eccetera. Eppure ne avremmo di cose da proporre… Questa riflessione nasce da una mattinata in barca trascorsa sul lago Maggiore e da alcune foto, allegate a questo articolo.
Nel mondo c’è chi punta eccome sull’autunno: dal News England, dove va in scena l’incantevole spettacolo del “foliage”, con i boschi che si ammantano di rosso e di giallo, alle Langhe dove inizia la stagione del tartufo… Ma tutto il periodo post-vendemmia viene utilizzato nelle regioni vitivinicole come attrazione turistica, dalla Toscana all’Alsazia…
In Ticino, però, non ci risulta esistere un “catalogo autunno”. Certo, sul sito di TicinoTurismo c’è la pagina Ticino d’Autunno, con un paio di foto (quasi costasse metterne qualcuna di più e magari anche più bella) e qualche informazione generica: rassegna gastronomica del Mendrisiotto, Fiera di San Martino, Autunno Jazz.... Ma sembrano cose buttate lì un po’ alla rinfusa, senza convinzione. E soprattutto senza un concetto.
Dopo la riforma del sistema turistico, che ha ridato soldi e potere alle organizzazioni locali, ogni regione fa e pensa per sé sul piano del marketing. Ma qualche riflessione va fatta se non vogliamo che il turismo faccia la fine della piazza finanziaria. In autunno in Ticino c’è la vendemmia, ci sono le castagne, le zucche, i funghi, la selvaggina, il vino… Dal punto di vista gastronomico è anche la stagione migliore per il pescato: le ceste si riempiono di persico, luccioperca, coregone… E non è che promuovere la gastronomia bisogna sempre e soltanto aspettare che ci sia qualche "rassegna"...
Sono tutti ingredienti che potrebbero rendere la nostra regione non meno interessante che in estate dal profilo del turismo. E parliamo nel caso specifico del turismo enogastronomico e “ambientale”: oltre ai prodotti del territorio, anche da noi i boschi e gli alberi si ammantano di colori fiammeggianti e in questo periodo ci sono paesaggi meravigliosi da scoprire.
Ma bisogna proporli, farli conoscere, promuoverli, organizzando per esempio escursioni in mezza montagna per scoprire lo spettacolo del bosco che cambia colore, rassegne gastronomiche che coinvolgano l’intera ristorazione ticinese (non soltanto regionali) e che non si rivolgano solo (o prevalentemente) alla gente del posto, gite sul lago Maggiore con piccole imbarcazioni alla scoperta di paesaggi incantati… Invece abbiamo la netta impressione che alla fine di settembre il turismo ticinese alzi bandiera bianca e vada in letargo anticipato.
Marco Bazzi