L'ANALISI - Il compito dell'opposizione nostrana è quello di produrre un ragionamento politico in grado di sostenere che se Gobbi fosse eletto in Consiglio Federale sarebbe più dannoso per il Ticino e per la Svizzera che se ne restasse fuori

di Andrea Leoni
La candidatura di Norman Gobbi al Consiglio Federale sta suscitando dibattito in Ticino come in Svizzera. L'articolo pubblicato oggi dal Blick era ampiamente prevedibile: non l'avessero scritto loro, l'avrebbe fatto senz'altro qualche altra testata. Quando aspiri a una carica di quel tipo lì, è normale che presente e passato siano radiografati nel dettaglio. E che le parti più controverse della radiografia diventino elemento di polemica e di divisione. Elementi di cui l'interessato deve rendere conto, come ha peraltro fatto il Consigliere di Stato leghista. Nei prossimi giorni ci saranno di certo altre puntate con opinioni forti e provocazioni urticanti. Fa parte del gioco quando in ballo ci sono molteplici interessi politici, economici, regionali ed editoriali.
Anche nel nostro Cantone Norman Gobbi divide. E anche questa non è una novità. Il profilo del ministro leghista non è per tutti e a tutti non può piacere: è molto di destra e in questo senso perfettamente in linea con l'UDC nazionale(che deve essere libera di scegliersi i candidati che preferisce, esattamente come tutti gli altri partiti, senza che nessuno faccia con arroganza esami del sangue preventivi). Il ministro delle istituzioni non è Marco Borradori o Claudio Zali insomma. Le scelte fatte sopratutto negli ultimi due anni - dopo, qualcuno si ricorderà, che molti in casa sua l'accusavano di non fare abbastanza il leghista…- hanno scatenato roventi polemiche. Ma poi le urne hanno parlato e lo hanno fatto in maniera chiara: Gobbi è stato rieletto con una votazione più che brillante. Sorprendente per ampiezza di consensi considerato il Dipartimento che dirige e le battaglie ingaggiate. Non è l'unica cosa che conta, ma in democrazia è la cosa che conta più di tutte. E bisogna pur tenerne conto e prenderne atto. Con un'aggiunta importante: la presenza in un Esecutivo di profili politici con personalità e posizioni chiare e nette, di destra o di sinistra, può produrre compromessi, e quindi soluzioni, migliori rispetto ai semolini che spesso e volentieri cucinano i ministri grigi ostaggi dell'amministrazione e delle lobby.
Detto questo la passione nel duello, e talvolta l'eccesso, fa parte del nostro modo di vivere la politica. Nessuna candidatura farà mai l'unanimità nel nostro Cantone (e ci mancherebbe altro!). Neppure Gesù Cristo ha messo tutti d'accordo e pretendere che lo faccia il ministro leghista, o un qualsivoglia esponente politico, è un po' troppo ambizioso, per non dire megalomane…Non può e non deve essere questo il piano del confronto. Come sempre nel nostro sistema democratico va ricercata e costruita la maggioranza più ampia possibile, non il pensiero unico. È anzi necessario e salutare che vi sia un'opposizione: la stessa Lega si mise di traverso quando ci fu l'ipotesi Dick Marty e invece sostenne la candidatura di Patrizia Pesenti o quella "immaginata" di Fulvio Pelli.
Il dissenso però deve essere di merito, se ambisce ad essere interessante e convincente per chi è dubbioso. Vale a dire che il compito dell'opposizione nostrana è quello di produrre un ragionamento politico in grado di sostenere che se Gobbi fosse eletto in Consiglio Federale sarebbe più dannoso per il Ticino e per la Svizzera che se ne restasse fuori. O che sarebbe più dannoso dei ministri attualmente in carica. Questa è la sfida affascinante e impegnativa di chi dice "no". Altrimenti siamo solo al piccolo gusto del sabotaggio partitico, alle vendette politiche, all'esibizione del nulla su Facebook (per chi crede che Facebook sia un termometro affidabile della società, e non lo è: vale anche per i sostenitori). Ben inteso: le misure, o le miserie, appena elencate sono tutte legittime, magari pure "vincenti" sul breve periodo, ma alla lunga portano solo al rafforzamento di chi si vuol combattere: per informazioni rivolgersi ad Eveline Widmer Schlumpf.
Marina Carobbio ha recentemente scritto che per lei non è sufficiente che un candidato al Consiglio Federale sia ticinese per sostenerlo. Messa in questi termini chi non sarebbe d'accordo? Un candidato, al di là della sua provenienza e delle sue posizioni, deve essere prima di tutto idoneo a svolgere la funzione a cui aspira. Ed è qui che il ragionamento della Consigliera Nazionale socialista zoppica un po'. Perché Carobbio non entra nel merito delle capacità di Gobbi: ha le caratteristiche per essere un uomo da Esecutivo nazionale? Ha la levatura per affrontare i problemi che sarebbe chiamato a sbrogliare? Perché il suo profilo, molto tranchant su alcuni punti, potrebbe essere utile o dannoso al Governo del Paese e nel lavoro con il Parlamento? Sono le risposte a queste domande che renderebbero il dibattito di questi giorni più ricco, coinvolgente e interessante.
Invece la presidente della Deputazione ticinese alle Camere si limita a porre condizioni, certo importanti, ma in concreto piuttosto vaghe e dal retrogusto ideologico quali "il mantenimento dell'adesione della Svizzera alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo - che molti rappresentanti UDC vorrebbero addirittura disdire- e la salvaguardia del diritto d'asilo". Si potrebbe controbattere, utilizzando la stessa formula di Carobbio: basta questo per essere un buon candidato al Consiglio Federale? Tutto qui? E quando esattamente Gobbi ha messo in pericolo o ha violato questi "principi essenziali"?.
Essere ticinese non è tutto ma non perdiamo di vista il fatto che è molto nella situazione in cui ci troviamo. Tornare ad avere un nostro rappresentante in Consiglio Federale è ormai diventata una questione quasi di "sopravvivenza federalista" per il nostro Cantone. Per questo ogni candidatura del Ticino con le carte in regola va in generale incoraggiata e sostenuta. I pro sono molti più che i contro. Vale anche, secondo chi scrive, nel caso di Gobbi. In generale, però, e lo sottolineiamo: perché deve esserci lo spazio, se ci sono buoni argomenti, per dissentire anche su un ticinese. Se ad esempio, ed è solo un esempio tra molti ipotizzabili, si presentasse un nostro concittadino favorevole all'adesione della Svizzera all'Unione Europea, non lo sosterrei mai. Ma proprio mai.