ANALISI
Nomine ai vertici del LAC, in Consiglio comunale va in scena un pessimo spettacolo: una pièce da teatro dell'assurdo. Fuori Grassi, ma fuori anche Masoni. Eletta solo Pesenti. Panico: ma non bisognava nominarne due? Ah, sì, ecco... Seduta rinviata
L'ex presidente del PS Leggeri tuona contro i suoi che lasciano la sala: "Gruppo invertebrato! Sono incavolato nero e pronto a dare le dimissioni". E questa vicenda, triste, comunque vada a finire e indipendentemente dai protagonisti, non contribuirà di certo ad avvicinare i cittadini alla politica
Nella foto una scena di "Aspettando Godot" di Samuel Beckett
di Marco Bazzi

LUGANO – Quello che è successo lunedì sera in Consiglio comunale a Lugano non è stato un bello spettacolo. Di certo non è stato un esercizio di democrazia, ma un triste, e anche un po’ squallido, braccio di ferro politico. Soprattutto, quello che è successo, è difficile da raccontare. Ma ci proviamo lo stesso.

Il candidato di area PPD (Grassi) proposto dal Municipio insieme a Patrizia Pesenti (di area PS ma voluta dalla Lega)  per il Direttivo del LAC è stato in prima battuta la vittima sacrificale dello scontro frontale tra l’ex ministra socialista e l’ex vicesindaco Giovanna Masoni.

Pesenti ha ricevuto in procedura di voto segreto chiesto dalla Lega 27 voti, contro i 21 di Masoni. Grassi ne ha ottenuti solo 20 ed è uscito dai giochi.

Poi la votazione sulle due donne è stata ripetuta per ottenere il quorum, in quanto i socialisti avevano abbandonato l’aula. Nella seconda votazione Pesenti ha ottenuto 25 voti favorevoli, 15 contrari (8 astenuti e 2 schede bianche). Masoni 20 voti favorevoli, 22 contrari (6 astenuti e 2 schede bianche). Dopo una lunga pausa per valutare il risultato, è giunta la proclamazione: Pesenti eletta. Masoni no, perché le mancava il quorum. A quel punto panico totale: che si fa?

Si trattava di nominare due candidati per completare il Direttivo del LAC (già formato d’ufficio dai municipali Roberto Badaracco e Michele Foletti e dal direttore del Dicastero cultura Lorenzo Sganzini) e il Consiglio comunale è riuscito nel non facile compito di eleggerne uno solo e di bruciarne due.

Colpa delle logiche di scontro che caratterizzato ormai da settimane questo esercizio. Le strategie, dall’una e dall’altra parte, hanno portato allo stallo.

In Consiglio comunale si è svolta una prova di forza, un braccio di ferro che lascia attoniti tutti coloro (luganesi e non) che hanno ben altri problemi e preoccupazioni che quello di occupare una poltrona che conta ai vertici dell’Ente autonomo del LAC. E questa vicenda, triste, comunque vada a finire e indipendentemente dai protagonisti, non contribuirà di certo ad avvicinare i cittadini alla politica.

Quello che è successo lunedì sera, dopo tre ore e mezza di discussioni, mascherato da confronto (o scontro) democratico, è degno di una pièce di teatro dell’assurdo, per restare in tema artistico. O di una sceneggiata.

Ma così è. Questa vicenda non andrà certo a vantaggio della comunità e neppure del LAC, ma avvelenerà ulteriormente il clima attorno al Polo culturale. Però, comprendiamo: ognuno aveva e ha le sue ragioni, personali e politiche, da rivendicare.

Alla fine nessuno sapeva più cosa fare: c’erano quattro nomi per cinque posti. Metterli in votazione finale o passare all’acqua bassa? Qualcuno parlava già di ricorsi, di istanze di intervento agli Enti locali… Per evitare di peggiorare la situazione si è presa l’unica decisione saggia: rinviare la gabola alla seduta di martedì sera.

Per la cronaca, l’ex presidente del PS di Lugano, Alberto Leggeri, ha postato un duro commento su Facebook dopo che il gruppo socialista, confermando  la sua linea di astensione in polemica con la candidatura dell’ex ministra socialista Pesenti ha deciso di abbandonare la sala:

“Leggo che il gruppo PS è uscito dalla riunione del Consiglio comunale di Lugano. Ma - dico io! - che razza di gruppo abbiamo? Non mi aspetto neanche le spiegazioni politiche della brillante idea di fare questo gesto: denota una totale mancanza di coerenza, coraggio e prospettive. NON MI RICONOSCO IN UN SIMILE MODO DI FARE POLITICA. Conto come il due di picche, ma penso che molti (veri) socialisti, saranno profondamente delusi da questo atteggiamento da struzzi, inconcepibile, prono ai "poteri forti" del momento, invertebrato! Sono incavolato nero e pronto a dare le dimissioni, non ci sto!”.

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