Ecco perché le parole di Papa Francesco, che sono quelle del Vangelo, possono contribuire davvero a cambiare la storia del mondo!

di Don Gianfranco Feliciani
Papa Francesco non cessa di stupire e di entusiasmare la gente. Con sincerità un bravo signore mi confessa: “Vedere il Papa salire la scaletta dell’aereo recando da sé il bagaglio a mano, attraversare la città di Rio su una semplice utilitaria, accostarsi alle persone come un buon nonno, se da un lato tutto ciò mi commuove, dall’altro mi preoccupa e mi mette a disagio, perché è come se il Papa non fosse più il Papa, svuotato com’è di tutta la sua dignità e sacralità”.
Mi rendo conto che è fin troppo facile rispondere all’obiezione – la dignità del Papa non ha nulla da spartire con Buckingham Palace – perché il disagio del mio interlocutore tocca in verità un problema assai complesso che affonda le sue radici nel groviglio misterioso dell’istinto religioso dell’uomo. Sì, alla fine arriviamo proprio lì, al nostro desiderio inestinguibile del divino, dell’infinito, e all’amara e ineluttabile constatazione di non poterlo raggiungere mai. Tanto è insopprimibile il desiderio, quanto lo è la consapevolezza dello smacco. Insomma, l’uomo ha sempre avvertito Dio, anche se incombente e totalizzante, come qualcuno lontano da sé, dal mondo, dalla concretezza della vita, anche se poi l’ha sempre invocato perché intervenisse a cambiare le cose. Come pure ha sempre avvertito lontani, staccati, separati (santo significa appunto “separato”), anche coloro che sulla terra avevano il potere di rappresentarlo.
Ciò che è meraviglioso non può che essere ultramondano e quindi irraggiungibile, come sono sempre meravigliosi e irraggiungibili i sogni, i nostri desideri di felicità e di amore. Sacerdoti e re, eroi e condottieri, nobili e ricchi, hanno sempre fatto sognare il popolino. Quante favole dorate le monarchie, anche quando (quasi sempre) furono fonte di ingiustizia e di oppressione, hanno suscitato nei poveri!
Arriva un Papa, un rappresentante di Dio sulla terra, a dirci che il mistero è a portata di mano, che tutti i nostri peccati sono perdonati perché la misericordia è la prima e ultima parola di Dio, che l’incolmabile distanza tra sacro e profano è stata riempita dalla sua tenerezza, e dopo la prima reazione di stupore e di gioia subito siamo come assaliti da un sospetto che ci fa ricadere nell’ancestrale pessimismo: troppo bello per essere vero! E in quelli che contano, potenti ed eruditi, questa sfiducia di fondo può arrivare ad essere giustificata anche con motivazioni molto pertinenti: lo stile del Papa presta il fianco alla tentazione populista e le sue parole buone e forti non fanno i conti con un sano realismo politico. Tanto vale perciò relegare il buon Papa ancora una volta nel mondo irrilevante e innocuo dei sogni e delle utopie. Qualcuno cerchi però di isolare e neutralizzare questo buon vecchio dal confronto politico e culturale. Potrebbero sorgere spiacevoli incidenti nocivi innanzitutto alla stessa Chiesa…
Siamo nel cuore della rivelazione cristiana che è l’Incarnazione del Figlio di Dio. E siamo confrontati con quella scelta della fede che ha sempre come fondamento, oltre che la grazia divina, la decisione dell’uomo di mettersi umilmente e onestamente in discussione! Se è vero che in Gesù il Padre celeste si è avvicinato ad ognuno di noi, se è vero che in Gesù di Nazaret trova piena luce il mistero dell’uomo, allora lo stile e la parola di Papa Francesco, che sono quelli del Vangelo, possono contribuire davvero a cambiare la storia del mondo!