SECONDO ME - Le deputata della Lega spiega i motivi della sua posizione: questa iniziativa non ha nulla a che fare con la xenofobia

di Amanda Rückert, deputata in Gran Consiglio
È innegabile che negli ultimi anni l’immigrazione sia aumentata in modo esponenziale. Con l’entrata in vigore della libera circolazione delle persone e la sua progressiva estensione ai nuovi Paesi dell’Unione europea (che ci è stata fatta digerire invocando la clausola capestro della decaduta di tutto il pacchetto dei Bilaterali), per i cittadini dell’UE è diventato molto più semplice risiedere stabilmente in Svizzera o venirci solamente a lavorare. E oggi bisogna bisogna avere gli occhi imbottiti di salame o essere in malafede per riuscire ancora a negare che ciò ha portato ad un aumento del fenomeno di dumping salariale e ad un effetto “sostituzione” della manodopera.
Voterò senza dubbio sì all'iniziativa contro l'immigrazione di massa poiché reputo che sia necessaria una vera e propria riformulazione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, che ha portato più svantaggi che vantaggi per la popolazione del nostro Paese, confrontata oggi con nuovi importanti problemi o con vecchi problemi accresciuti. Problemi quali il dumping salariale, la disoccupazione, l’eccessiva pressione sul territorio sono oggi fuori controllo ed in alcune zone della Svizzera (come il Ticino, terra di confine) hanno raggiunto un livello intollerabile. E che l’ondata di immigrazione – in particolare frontaliera – abbia prodotto forti pressioni al ribasso sui salari è confermato anche da chi continua a difendere a spada tratta i bilaterali e la libera circolazione sfrenata.
Chi dimostrando una certa lungimiranza ha provato ad opporsi a questa tendenza, quando la situazione non aveva ancora assunto i livelli odierni, è stato sistematicamente accusato di xenofobia e di chiusura al mondo esterno, di non voler condividere il benessere svizzero con persone provenienti da altre nazioni, o di non capire le necessità dell’economia. Ma ora tra le voci che da ogni parte politica, da destra a sinistra, si levano contro la situazione drammatica che stiamo vivendo - con prospettive di costante peggioramento che non lasciano intravedere alcun cambiamento di rotta -, si notano anche molti di coloro che fino a poco tempo fa difendevano i bilateri a spada tratta. Mi chiedo se era necessario arrivare fino al punto in cui siamo per ricredersi, se bisognava proprio picchiare la testa contro il muro: meglio tardi che mai, comunque!
Trovo che l’iniziativa “basta con l’immigrazione di massa” non ha nulla a che fare con la xenofobia o il razzismo e che bisognerebbe leggere bene le proposte in essa contenute. È semplicemente un’iniziativa intelligente e ben calibrata, che vuole riportarci ad essere padroni in casa nostra; che vuole dare ai cittadini di questo Paese (tra i quali si contano centinaia di migliaia di persone immigrate nei decenni e nei secoli passati) gli strumenti per difendere non i propri privilegi ma i propri diritti, il proprio lavoro, il proprio benessere, il proprio territorio, le proprie conquiste. L’iniziativa non chiede uno stop dell’immigrazione né, tantomeno, la rescissione degli accordi bilaterali con l’Unione europea. Essa attribuisce tuttavia al Consiglio federale il compito di avviare nuovi negoziati con l’UE sulla libera circolazione delle persone e su una futura gestione e controllo autonomi dell’immigrazione in Svizzera. Mi pare un obiettivo assolutamente moderato e ragionevole. Oggi la Svizzera è un Paese che vive più immigrazione al mondo. Una delle nazioni più piccole d’Europa, la Svizzera, si trova confrontata con uno spazio economico formato da oltre 500 milioni di persone, parte delle quali cerca un lavoro e un reddito, come pure una sicurezza sociale, al di fuori della propria patria.
I contrari da parte loro non portano alcuna soluzione concreta, limitandosi a combattere l'iniziativa. Francamente trovo che sia anche troppo tardi per invocare maggiori controlli e misure accompagnatorie. Non ci crede più nessuno: sono dieci anni che dalle stesse persone e dalle stesse aree politiche sentiamo ripetere sempre lo stesso ritornello. Mentre da Berna arrivavano costantemente dei “NEIN” su tutta la linea: il Consiglio federale si è ogni tanto fintamente interessato in tutti questi anni alle richieste e alle preoccupazioni della popolazione, ma le varie dichiarazioni spesso suonano come prese in giro e son rimaste parole al vento.
In parallelo ad una nostra sempre maggiore apertura sono tra l’altro peggiorate le condizioni economiche e di vita in molti Paesi dell’Unione europea, sempre più fragile e politicamente instabile, con tassi di disoccupazione e di povertà crescenti.
Ciò ha reso ancora più interessante la Svizzera dal profilo lavorativo e residenziale, facendone una sorta di rifugio, o di Eldorado. Perché è innegabile che il nostro è, nonostante le continue pressioni, ancora un Paese “sano”, dove i servizi funzionano, l’economia tiene, nonostante tutto. La Svizzera è ancora una piccola isola felice in uno mondo in sfacelo, è un po’ come l’America dell’800… Solo che, al contrario dell’America, gli spazi sono molto limitati. L’immigrazione per l’America di quell’epoca ha segnato la nascita della futura Grande Potenza, ma in fondo anche lì nonostante gli spazi immensi si sono sacrificati sull’altare della conquista le tribù indiane indigene e centinaia di migliaia di bisonti.
A un certo punto bisogna avere il coraggio di dire “basta!”, di porre un limite. I livelli dell’immigrazione in Svizzera non sono più quantitativamente sostenibili e il nostro sistema non è più in grado di reggerli. Quindi, votare SÌ all’iniziativa contro l’immigrazione di massa non significa disdire gli accordi bilaterali, ma dare alla politica un chiaro segnale che li si vogliono rinegoziare. Non dobbiamo sempre comportarci da codardi, basta con i complessi d’inferiorità e con i timori, basta scodinzolare ogni volta che dobbiamo dialogare con l’Europa. Facciamo vedere i denti, ogni tanto, altrimenti ci sotterrano, ci massacrano! E comunque, se l’iniziativa dovesse passare, non credo proprio che accadranno particolari disastri: la Svizzera è un partner commerciale troppo importante e una via di transito troppo interessante perché l’UE rinunci a riformulare gli accordi.