SECONDO ME
Spot Iper e parole Lucibello-Albertoni, Savoia: “Ci prendono per i fondelli, il problema sono i prezzi”
SECONDO ME: “In Svizzera il prezzo della merce viene fissato da importatori e fabbricanti, che approfittano dell'idea che qui il costo della vita sia più elevato per fissare prezzi all'ingrosso elevati. E già che ci sono applicano anche un bel margine"

di Sergio Savoia, coordinatore dei Verdi

Finisce che diranno che ce l'ho su con i prodi rappresentanti dell'economia. Ma la realtà è che odio avere l'impressione di essere preso per i fondelli. Vi chiederete qual è il problema. Presto detto!

La RSI trasmette uno spot per un supermercato italiano e loro saltano subito sull'occasione per cercar di tirar acqua al loro mulino.... (il riferimento è all’articolo di liberatv dove Lucibello e Albertoni dicono la loro sullo spot dell’Iper di Varese ndr, vedi correlato). 

Primo: la RSI trasmette gli spot di quelli che pagano, questo dovrebbe essere chiaro anche ai rappresentanti dell'economia. Ma entriamo pure nell'ottica e supponiamo che sia possibile impedire a un inserzionista solvente di pagare per uno spazio pubblicitario. Giusto per amor di discussione. 

È sicuramente cosa buona e giusta consumare locale (i Verdi sono quelli che hanno inventato il km zero, ricordate?). Ma non si può criminalizzare chi va a fare la spesa oltre frontiera. I ticinesi sono sempre andati a far acquisti in Italia perché certi prodotti da noi non si trovano o costano troppo. E costano di più qui non per via dei nostri salari troppo alti, come ci vogliono far credere. 

Nossignore: il problema è che in Svizzera il prezzo della merce viene fissato da importatori e fabbricanti. I quali approfittano dell'idea che qui il costo della vita sia più elevato per fissare prezzi all'ingrosso più elevati. E già che ci sono si applicano anche un bel margine di guadagno. 

Sul blog lo abbiamo detto più volte, ma se volete più informazioni leggete qua (sul blog il link ndr).

Per lo stesso identico prodotto ci sono differenze che vanno dal 60% al 300% fra la Svizzera e i paesi limitrofi. Ci sono stati diversi atti parlamentari che hanno tentato di rendere illegali questi comportamenti. Chi si è opposto a questi tentativi? Indovinato: Economiesuisse e la Swiss Retail Federation, ex associazione dei grandi magazzini. 

Senza contare che il Consiglio Nazionale ha recentemente bocciato la legge sui cartelli, che avrebbe appunto permesso di ridurre i prezzi. 

Ricapitalando per benino: 1. Non si vuole impedire a produttori e importatori di fare la cresta 2. Si lascia che in consumatori svizzeri siano penalizzati 3. Ma poi si piange  per il "turismo degli acquisti". 

In sostanza si vorrebbe che i consumatori svizzeri si disponessero in buon ordine a fare i cornuti e mazziati. Il turismo della spesa nel 2010 e 2011 pareva fosse diventato "il nemico numero uno dell'economia nazionale". Si parlava di cifre allucinanti, 9 miliardi. In realtà la cifra  comprende anche gli acquisti fatti durante le vacanza e i viaggi all'estero, la spesa in Italia sono 0,8 miliardi. 

E poi il fatto che molti ticinesi varcassero la frontiera per fare le compere era dovuto anche al fatto che i  distributori e gli importatori svizzeri guadagnarono un sacco di soldi sui prodotti europei grazie al cambio, senza sognarsi di abbassare i prezzi di vendita. Quindi il franco forte permette a importatori e distributore di farsi ancora più le palle d'oro senza alcun vantaggio per i consumatori.  

Nel 2012 il turismo della spesa non era già più un problema, non lo dico io, lo ha detto il gran patron di Migros  in un'intervista alla SonntagsZeitung (qui trovate la versione in tedesco  e qui la traduzione in italiano). I supermercati di frontiera, che nel 2011 hanno guadagnato il 5% rispetto al resto del paese, nel 2012 guadagnavano uguale. 

E se mai vi mancassero idee, cari i miei scienziati dell'economia cantonale, questo studio della Coop  dimostra che una riduzione dei prezzi provoca un calo del turismo della spesa, oltre naturalmente agli effetti dei cambi (quindi, sia detto per inciso, smettiamola anche con la fregnaccia degli orari di apertura). 

E non tentate neppure di parlare di quanto sono alti i salari: questo studio BAK Basel del 2010 dimostra che la differenza di prezzo nei supermercati svizzeri rispetto a quelli esteri è dovuta ai prezzi all'ingrosso. I salari sono più alti ma siccome abbiamo gli oneri sociali più  bassi d'Europa, l'orario di lavoro è più lungo e le vacanze più corte, i lavoratori costano meno in Svizzera che altrove. Per non parlare dell'IVA più bassa. 

E quanto a "sensibilità" vogliamo parlare di quanto siete stati sensibili voi che avete lasciato a casa i lavoratori residenti per assumere i frontalieri, siccome li pagate di meno dei nostri? Il settore del commercio, guarda caso, è uno dei più critici per quanto riguarda la sostituzione della manodopera residente, quindi zitti e mosca! 

Un terzo dei posti di lavoro in questo cantone è occupato da frontalieri che la sera rientrano in Italia e consumano in Italia, e in Ticino intanto aumentano i disoccupati, i sottoccupati e la gente in assistenza che di soldi da spendere non ne ha più. 

Siete voi che vi siete tirati la mazza sui piedi.... i vostri piedi e i nostri, quindi evitate di dare lezioni. Chi richiede il patriottismo degli acquisti, comincia a praticare il patriottismo delle assunzioni e il patriottismo del lavoro. 

Articolo tratto da http://blog.savoia.ch/2014/06/patriottismo-degli-acquisti-ipocrisia-e.html

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